25 Giugno 2022 |

Aborto negli USA, quali sono le conseguenze della sentenza della Corte Suprema?

di Manuela Zanni

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Con un verdetto della Corte Suprema statunitense è stata cancellata la sentenza storica che riconosceva il diritto all’aborto negli Usa.  Quali sono le conseguenze e cosa è  la  storica sentenza Roe vs Wade?

La sentenza della Corte Suprema: “La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto“

Si tratta di una marcia indietro di 50 anni  che  ha scatenato le proteste delle donne in tutto il Paese, ma le contestazioni sono arrivate anche dai più alti livelli della politica americana, fino a coinvolgere il presidente Joe Biden.

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“La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto“, con queste parole la Corte Suprema statunitense ha abolito la storica sentenza Roe vs Wade attraverso la quale negli Usa il diritto all’interruzione di gravidanza era stata riconosciuta dalla stessa Corte nel 1973.

Abolito il diritto all’aborto negli Usa: lo storico verdetto

In seguito a questo verdetto storico ogni Stato potrà applicare la sua legge in materia di aborto e, se Texas e Missouri hanno già manifestato l’intenzione di renderlo illegale, lo Stato di New York ha assicura che “Resta possibile dal momenti che l’accesso all’aborto è un fondamentale diritto umano e resta sicuro, accessibile e legale a New York”, ha assicurato il governatore dello Stato Kathy Hochul.

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La posizione degli altri Stati liberali

Anche altri tre Stati liberali della costa pacifica come la California, Oregon e Washington hanno annunciato un impegno comune a difendere questo diritto (qui abbiamo parlato delle nuove regole sul diritto al congedo di maternità in Italia). Nei prossimi 30 giorni si prevede l’entrata in vigore del divieto di aborto in 13 Stati americani, quelli repubblicani che hanno approvato leggi stringenti sull’aborto legandole all’attesa decisione della Corte Suprema sulla “Roe vs Wade” e che possono adesso vietare l’aborto in 30 giorni eccetto nei casi in cui la vita della madre è in pericolo.

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Come si sono pronunciati i giudici

La Corte Suprema americana è arrivata alla decisione con i giudici divisi, ma con una maggioranza di 6 voti dei conservatori, tre dei quali nominati dall’ex presidente Donald Trump, che come abbiamo spiegato qui è stato nuovamente accusato del tentato “golpe” a Capitol Hill. Contrari gli esponenti tre esponenti “liberal”, i giudici Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Stephen Breyer: “Tristemente” hanno affermato, molte donne “hanno perso una tutela costituzionale fondamentale. Noi dissentiamo”.

Alla notizia della sentenza fuori dalla Corte Suprema degli Stati Uniti è scoppiata la protesta, con il numero di un centinaio di manifestanti destinato a crescere, ma con un presidio anche degli anti-abortisti che si sono abbracciati e hanno esultato per il rovesciamento della storica sentenza “Roe vs Wade”.

Il discorso di Biden e le reazioni negli Usa

Dalla speaker della Camera negli Usa, la democratica Nancy Pelosi, che ha definito la sentenza “crudele” e “scandalosa”, all’ex presidente degli Stati Uniti Barak Obama secondo il quale la Corte ha “attaccato le libertà fondamentali di milioni di americani”, non sono mancate la reazioni della politica americana. Dal commentare la decisione non si poteva esimere l’attuale capo della Casa Bianca che ha tenuto un discorso subito dopo il verdetto. “Oggi è un giorno triste per la Corte suprema e il Paese” ha detto Joe Biden.

“La Corte suprema Usa ha portato via un diritto costituzionale”, ha continuato il presidente Usa per il quale ribaltare la sentenza è “un tragico errore”, frutto di una “ideologia estrema” dominante nella Corte suprema Usa, ha sottolineato il presidente parlando dalla Casa Bianca e ammonendo che ora “sono a rischio la salute e la vite delle donne nel Paese”. “Ora la palla passa al Congresso” ha sottolineato Biden lanciando un appello al Campidoglio per intervenire legiferando sulla materia.

Cos’è la sentenza Roe vs Wade

Negli Stati Uniti il diritto all’aborto non è previsto dalla Costituzione ma è stato sancito proprio con la sentenza “Roe vs Wade” del 1973. Il caso coinvolse la texana Norma McCorvey alla quale fu riconosciuto il diritto di mettere fine alla gravidanza del terzo figlio concepito con il marito, violento e con problemi di alcolismo.

Con quella sentenza spartiacque la Corte Suprema diede ragione alla donna, difesa da gruppo di avvocate, che per ragioni di privacy adottò lo pseudonimo di Jane Roe, contro l’opposizione dello Stato del Texas, che fu rappresentato dal legale Henry Menasco Wade. Prima di quel verdetto, l’aborto negli Usa era disciplinato da ciascuno Stato con una legge propria ed era proibito in 30 Stati, mentre nei restanti poteva essere praticato a certe condizioni come la deformazione del feto, stupro, pericolo di vita per la madre. Soltanto in 4 bastava la richiesta della donna.

La questione dell’aborto negli Usa è stata rimessa in discussione per la causa costituzionale intentata dalla Jackson Women’s Health Organization contro la legge varata nel 2018 dal parlamento repubblicano del Mississippi, che vieta il ricorso all’aborto dopo la quindicesima settimana di gravidanza.