Sesso virtuale e pornografia: tra piacere personale e pericolo sociale

di francesca


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Le sempre più disinvolte e numerose informazioni sul sesso hanno, oggi, raggiunto livelli tali da superare a volte la soglia della saturazione. Ma tale esplosione dell’ informazione su argomenti sessuali sembra, paradossalmente, contrastare, in particolare nel nostro Paese, con una diffusa disinformazione che, unitamente all’educazione ricevuta e all’ambiente in cui si è vissuti, condizionano il comportamento sessuale del maschio e della donna italiana, favorendo il sorgere di quelle condotte disturbanti e disfunzionali nella comunicazione, nella relazione e nella funzione sessuale per cui si cerca rimedio con l’aiuto del sessuologo clinico.

Recentemente poi è aumentata pure l’abitudine di guardare, indipendentemente dalle proprie relazioni, immagini a vario contenuto sessuale, attraverso film, siti internet e connessioni con i cellulari. Come se ci fosse bisogno di un’abbuffata sessuale, come se si cercasse uno “sfogo” o, psicologicamente parlando “una via di fuga”, da un sistema oppressivo, allo stesso modo in cui ci si abbuffa di cibo e si cercano sostanze psicoattive, a compenso di mancanze o squilibri omeostatici personali.

Per alcuni le varie modalità di godimento visivo possono compensare una sessualità di coppia poco appagante, come spesso accade, anche per carenza di notizie corrette, nonostante l’esplosione dell’informazione. Abolire d’autorità scene trasmesse in televisione di sesso esplicito (riesce difficile segnare il confine tra immagini di sesso esplicito e immagini definite pornografiche) significa togliere a quegli italiani che cercano una specie di intossicazione sessuale, basata su immagini da vivere passivamente. un bisogno di sesso guardato, per altro diffuso. E, secondo consolidata letteratura di psicologia sociale, la frustrazione dei bisogni innesca comportamenti aggressivi (paradigma frustrazione-aggressività).

Se poi qualcuno pensa che la ricerca eccessiva di sesso, individualmente e passivamente fruita, al di fuori dalla relazione, possa configurarsi in una forma di psicopatologia, non è proprio l’inibizione autoritaria la strada terapeutica per una eventuale disassuefazione clinica da eccessi di sesso virtuale; come se per ridurre l’alcolismo ed il tabagismo si adoperasse il provvedimento “proibizionista” di chiudere i bar e la vendita libera delle sigarette.

Inoltre se la fruizione personale di immagini sessuali (anche pornografiche) attraverso il video viene d’autorità proibita a chi ne sente il bisogno, anche in ambiti ed orari protetti, tuttavia scenari sessuali molto espliciti sotto forma di condotte varianti non sempre di “buon gusto”, sono comunque visibili, anche se non cercati, da maggiorenni e pure da minorenni, sulle strade italiane quando liberamente e con il pubblico consenso, prostitute si esibiscono e coppie eterogene agiscono sessualmente non sempre entro i limiti della cosiddetta decenza.

Infine l’immagine sessuale, vista in tivù, se pur in orari protetti, specialmente da adulti, può essere considerata dal nostro sistema, ipocrita, pericolosa socialmente? In vero ciò che secondo la comune giurisprudenza e la psicologia forense internazionale si considera socialmente pericoloso è la violenza, il comportamento aggressivo agito fisicamente. E l’aggressività, anche sessuale, viene promossa sia da subite frustrazioni di bisogni sessuali (reali più che virtuali) sia da modelli violenti. E modelli delle scene violente sono disponibili in tv a tutte le ore, senza protezione né limite. Secondo il paradigma psicologico frustrazione-aggressività l’inibizione d’autorità di immagini di sesso esplicito, anche pornografiche, erogate televisivamente, rischiando di frustrare i bisogni di tanti italiani in cerca d’evasione tramite lo schermo televisivo potrebbe portare allo scatenarsi di condotte violente, reali più che virtuali. Tuttavia pare che i siti erotici o pornografici di internet, dove 24 ore su 24 non esistono né limiti né regole, pur predisponendo i fruitori eccessivi a condotte sessuali significativamente disfunzionali, assolvano, a loro modo, il compito di arginare, per quanto possibile, eventuali esplosioni di aggressività

Professor Paolo Zucconi, psicoterapeuta e sessuologo clinico comportamentale, psicologo legale a Udine

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