Insoddisfazione corporea: quando il corpo diventa un nemico

Mai come in questa epoca il corpo ha assunto un ruolo così centrale nella vita della donna, spesso condizionando fortemente sia l’idea di sé e la sicurezza personale sia la propria condizione affettiva e relazionale.

Le riviste patinate ci propongono modelle con corpi considerati “perfetti”, laddove il concetto di bellezza e perfezione è spesso associato a quello di magrezza piuttosto che di salute, senza segni del tempo che passa, della cellulite o delle imperfezioni umane.

Se poi pensiamo ai banconi delle farmacie, la questione ruota sempre attorno al corpo: prodotti miracolosi per perdere peso, ridurre la cellulite, contrastare l’invecchiamento… risultato? Siamo bombardate da messaggi costanti e continui che ci vogliono con corpi “belli”, “magri”, “perfetti”, “tonici” ed eternamente “giovani”.

A questo si aggiunge un altro aspetto: la nostra cultura ci fa credere che il corpo possa essere modificato e plasmato a proprio piacimento. In questa linea, sono nate negli anni trasmissioni televisive, come “Il brutto anatroccolo” o “Bisturi”, si è diffuso il culto dei tatuaggi e dei piercing, si è registrato un incremento vertiginoso delle richieste di interventi di chirurgia estetica…

D’altronde come dice l’antropologa Carla Pasquinelli, “il corpo è la nostra parte più conformista, quella in cui si imprime in maniera indelebile il marchio della cultura e della classe di appartenenza” (tratto da “Anti-corpi”, di Luisa Stagi). Laura Corradi, nel suo libro “Specchio delle sue brame” (2012), traccia un’analisi socio-politica della pubblicità e del suo potente ruolo nella costruzione delle ideologie sociali.

Nella nostra società, in cui trionfa il “culto del bello e dell’apparire” piuttosto che dell’essere, il rischio è di associare la propria identità e quindi anche la soddisfazione personale alla bellezza del corpo, piuttosto che alla persona e all’essere.

Ciò spiega la grande e preoccupante diffusione dell’insoddisfazione corporea, di cui è affetta una cospicua parte della popolazione femminile fin dalla tenera età. Secondo i dati diffusi dalla Società Italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca), in Italia il 10% delle giovani fra i 12 e i 25 anni avrebbe un attivo rapporto col cibo e col corpo, e nel 6% dei casi questo determinerebbe l’insorgenza di disturbi del comportamento alimentare. In particolare, lo 0,5% della popolazione soffrirebbe di anoressia e circa il 2% di bulimia.

Come scrive Luisa Stagi nel suo libro “Anti-corpi” (2009), “il presente richiede di sintonizzarsi di continuo e velocemente (quick-change) su nuovi punti di riferimento imposti dall’esterno”. Il problema risiede proprio nel fatto che la società ci dice come dobbiamo apparire e ci propone modelli esterni a cui aderire, senza possibilità di essere quello che siamo.

Ritengo che ad oggi manchi proprio la consapevolezza e la libertà di essere e la capacità di ascoltarsi e seguire i propri bisogni e questo non può che generare insoddisfazione e mal di vivere.

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