Disturbo Disforico Premestruale: Sintomi cause e come affrontarlo

di Redazione


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Il disturbo disforico premestruale è una patologia altamente debilitante che si manifesta sistematicamente nel periodo antecedente le mestruazioni. È caratterizzata dalla comparsa di una serie di gravi sintomi psichici e fisici che compromettono in maniera significativa non solo il benessere della persona ma anche la qualità della vita, influenzando le relazioni personali, il lavoro e le attività quotidiane. 

A spiegarci nel dettaglio caratteristiche, cause e possibili soluzioni per questa malattia è la dottoressa Francesca Marchiori, psicoterapeuta a Roma della piattaforma idoctors.it.

Cosa si intende per disturbo disforico premestruale

Il disturbo disforico premestruale è il terzo stadio, quello più grave, della sindrome premestruale, che può manifestarsi, a seconda dell’intensità e della frequenza dei sintomi, in forma lieve, moderata o, appunto, grave. Nella forma più significativa, la sindrome si trasforma in un vero e proprio disturbo, un disturbo dell’umore classificato nel DSM-5 (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) che prende appunto il nome di disturbo disforico premestruale.

Come capire che si tratta di disturbo e non di sindrome premestruale

La distinzione più evidente tra i due è che nel disturbo disforico compaiono dei gravi sintomi dell’umore, come depressione e ansia a livelli patologici. Nella sindrome premestruale prevalgono invece i sintomi fisici. In generale comunque quello che caratterizza il disturbo è sostanzialmente una sintomatologia clinicamente significativa, quando quindi viene compromessa anche la vita sociale, lavorativa, familiare (una persona con disturbo disforico premestruale arriva anche a non alzarsi dal letto per dieci giorni, non lavora, è stanca, sta malissimo). I sintomi devono essere quindi totalmente invalidanti. Di conseguenza, non solo la diagnosi non può confondersi con una sindrome premestruale, ma anche la prognosi è completamente diversa rispetto alla sindrome premestruale: il disturbo disforico premestruale è a tutti gli effetti incompatibile con la vita e nei casi più gravi può portare addirittura al suicidio.

Quali sono i sintomi del disturbo disforico premestruale

Per poter diagnosticare il disturbo disforico premestruale ci devono essere degli evidenti segni clinici, quelli cioè indicati nel manuale diagnostico dei disturbi mentali. Devono essere presenti almeno cinque sintomi distintivi, che devono necessariamente avvenire in modo significativo e persistente nel tempo, nonché circostanziati all’esatto periodo che precede l’inizio delle mestruazioni, quindi nella fase luteinica, altrimenti è altro. Il fattore momento è da considerare perché altrimenti i sintomi del disturbo disforico premestruale possono facilmente essere confusi a quelli di un disturbo depressivo maggiore. In più tali sintomi devono essere presenti da almeno un anno, oppure almeno nei due mesi prima che il paziente arrivi dal medico (psicologo o psichiatra). Dopodiché si monitora e si va avanti se ogni mese si trovano questi sintomi.

I sintomi tipici sono:

  • fisici: tensione mammaria, dolori addominali, o più raramente a nausee e cefalee che sono un pochino più forti, stanchezza, insonnia o ipersonnia, gonfiore, ritenzione idrica;
  • psichici: umore depresso, facile irritabilità, aggressività, difficoltà nella concentrazione, stanchezza, mancanza di energia, cambiamenti nell’alimentazione (più o meno fame, o desiderio di cibi particolari). 

Tutti sintomi che possono comparire anche nella sindrome premestruale lieve e moderata ma che nel disturbo disforico sono più forti e ricorrenti.

Quali sono le cause del disturbo disforico premestruale

La causa della sindrome premestruale, e quindi in maniera grave del disturbo disforico premestruale, è legata certamente ad una situazione ormonale tipica del periodo che precede le mestruazioni. È legato all’aumento di estrogeni e progesterone in una fase in cui l’utero si prepara ad accogliere l’ovulo fecondato, in particolare al drastico calo degli estrogeni della fase post ovulatoria. Nelle donne fra i 30 e i 40 anni la sindrome premestruale, lieve e moderata, è abbastanza diffusa, arriva anche all’80% delle donne. Il disturbo invece si stima che a soffrirne sia circa l’1,5-2% delle donne in età fertile e può insorgere in un qualunque momento della vita fertile e a volte peggiorare in particolare negli anni che precedono la menopausa per poi sparire completamente una volta finita l’età fertile.

Ad alcune donne questi ormoni agiscono in modo talmente significativo che possono arrivare ad influenzare il resto dell’organismo in maniera consistente. Non si tratta di una disfunzione ormonale: la quantità di ormoni è uguale a quella delle persone che non hanno alcun disturbo o dolore durante questa fase, sono piuttosto gli sbalzi che provocano questa sindrome.

Come affrontare la sindrome e il disturbo disforico premestruale

Quando si tratta di una sindrome premestruale con sintomi da lievi a moderati è consigliato agire sui seguenti fattori:

  • alimentazione (riducendo sale, caffè, alcol e magari integrare con vitamine o con il magnesio che aiuta a rilassare la muscolatura);
  • sonno (avendo cura di dormire le ore necessarie all’organismo e con regolarità);
  • esercizio fisico (dieci o venti minuti tre o quattro volte a settimana stimolano le endorfine, utili contro il dolore e stanchezza, e la serotonina, che migliora l’umore, il sonno e regola il flusso sanguigno, in modo quindi da avere una migliore risposta contro i crampi muscolari. Utili anche delle tecniche di rilassamento che agiscono sul piano psicologico riducendo la tensione psichica);
  • psicoterapia per la gestione dell’umore.

In caso invece di sintomi gravi, cioè in presenza di disturbo disforico premestruale, ai consigli sopraelencati va necessariamente aggiunto un trattamento psicofarmacologico con antidepressivi che stimolano l’inibizione della serotonina o della noradrenalina e agiscono sulla cascata ormonale del progesterone e degli estrogeni, correggendo i sintomi psichici che possono essere legati a questa situazione. In più è comunque consigliata una mirata psicoterapia per disturbi d’ansia e depressione ed eventuale vissuto conflittuale verso le mestruazioni, che può capitare a quelle ragazze che non accettano la prima comparsa delle mestruazioni e che hanno poi per tutta la vita difficoltà ad accettare questo momento.

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