Carcinoma dell’ovaio, quali sono i campanelli d’allarme?

di Manuela Zanni


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Il tumore dell’ovaio può avere origine nei tessuti che formano due organi delle dimensioni di una grossa mandorla, di circa tre centimetri di diametro (ma con variazioni rispetto all’età), situati a destra e a sinistra all’utero, cui sono connessi dalle tube di Falloppio.

 

Quali sono le funzioni dell’ovaio?

Le funzioni dell’ovaio sono due: produrre ormoni sessuali femminili (estrogeni e progesterone) e ovociti (le cellule riproduttive femminili).Nelle donne fertili e non in stato di gravidanza, ogni mese le ovaie producono un ovocita che si muove verso l’utero per essere eventualmente fecondato. Il cancro dell’ovaio è dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule dell’organo, il più delle volte le cellule epiteliali (ovvero non quelle che producono gli ovuli). Anche le cellule germinali e quelle stromali, gli altri due tipi cellulari presenti nell’ovaio, possono però essere all’origine di un tumore.

Quanto è diffuso in Italia il tumore all’ovaio?

In Italia il tumore dell’ovaio colpisce circa 5.200 donne ogni anno, secondo i dati riportati nel rapporto “I Numeri del Cancro in Italia, 2020” a cura, tra gli altri, dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) e dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM). È al decimo posto tra le forme tumorali più diffuse e costituisce il 3 per cento di tutte le diagnosi di tumore.

Qual è la percentuale di sopravvivenza al tumore dell’ovaio?

La percentuale di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è del 40 per cento circa, soprattutto perché in molti casi la malattia viene diagnosticata quando è in fase già avanzata, ma i dati stanno migliorando grazie ai continui sforzi dei ricercatori. Nello stesso rapporto si legge che i tassi di mortalità previsti per la malattia nel 2020 sono in diminuzione dell’11,9 per cento circa rispetto a quelli registrati nel 2015.

I fattori di rischio per il tumore dell’ovaio

Tra i fattori di rischio per il cancro dell’ovaio c’è l’età: la maggior parte dei casi viene identificata tra i 50 e i 69 anni. Altri fattori di rischio sono l’obesità, la lunghezza del periodo ovulatorio, ossia un menarca (prima mestruazione) precoce e/o una menopausa tardiva e il non aver avuto figli. Di contro, l’aver avuto più figli, l’allattamento al seno e l’uso a lungo termine di contraccettivi estroprogestinici diminuiscono il rischio d’insorgenza del tumore dell’ovaio e sono quindi fattori di protezione. Esiste però un altro fattore di rischio importante: le mutazioni ereditarie nei geni BRCA1 e BRCA2. Secondo i dati della Società europea di oncologia medica (ESMO), una percentuale compresa tra il 6 e il 25 per cento circa dei tumori maligni dell’ovaio presenta una mutazione in tali geni. Il rischio di sviluppare un tumore ovarico aumenta del 15-45 per cento circa nelle donne che hanno ereditato una mutazione in BRCA1 e del 10-20 per cento circa in quelle che hanno ereditato una mutazione di BRCA2.

Tipologie di tumori maligni

I tumori maligni dell’ovaio sono di tre tipi: epiteliali, germinali e stromali. I tumori epiteliali originano dalle cellule epiteliali che rivestono la superficie delle ovaie. Essi costituiscono più del 90 per cento delle neoplasie ovariche maligne. I tumori germinali originano dalle cellule germinali (quelle che danno origine agli ovuli) e rappresentano il 5 per cento circa delle neoplasie ovariche maligne. Nel 40-60 per cento dei casi vengono diagnosticati in donne di età inferiore ai 20 anni.
I tumori stromali originano dallo stroma, il tessuto strutturale dell’ovaio, nel quale vengono prodotti gli ormoni femminili, e rappresentano circa l’1 per cento di tutti i tumori ovarici. Oltre la metà di questi tumori si presenta in donne di età superiore a 50 anni.

Sintomi  del tumore dell’ovaio

Il tumore dell’ovaio non dà sintomi nelle fasi iniziali. Proprio per questa ragione è in genere difficile identificarlo precocemente. Sono tre i potenziali campanelli d’allarme di cui le donne dovrebbero tenere conto in quanto possibili indicatori precoci della presenza di un cancro delle ovaie: addome gonfio, meteorismo (presenza di aria nella pancia), bisogno frequente di urinare. Tra gli altri possibili sintomi sono inclusi dolore addominale o pelvico, sanguinamento vaginale, stipsi e/o diarrea e anche sensazione di estrema stanchezza. Nelle fasi più avanzate di malattia potrebbero presentarsi anche senso di nausea, perdita di appetito e senso di pienezza subito dopo aver iniziato il pasto. Se questi sintomi si presentano insieme (o in rapida sequenza) all’improvviso, con in aggiunta una sensazione di sazietà anche a stomaco vuoto, allora occorre prestare particolare attenzione. In tal caso può essere consigliabile rivolgersi al medico per un eventuale accertamento.

Prevenzione del tumore dell’ovaio

Non esistono, al momento, programmi di screening scientificamente affidabili per la diagnosi precoce del tumore dell’ovaio. Ciononostante alcuni studi hanno dimostrato che una visita annuale dal ginecologo che esegue la palpazione bimanuale dell’ovaio e l’ecografia transvaginale di controllo possono facilitare una diagnosi precoce.

La cura del tumore dell’ovaio

  • La rimozione chirurgica del tumore è il metodo usato più spesso per trattare il tumore dell’ovaio. L’intervento può essere svolto in modo diverso a seconda dello stadio di malattia ed è curativo nel 70 per cento circa dei tumori in stadio iniziale. Il rischio che il tumore si ripresenti resta comunque alto (25-30 per cento) e per questa ragione si sceglie in alcuni casi di utilizzare la chemioterapia adiuvante (dopo l’intervento chirurgico) a base di carboplatino/paclitaxel. Lo stesso regime di combinazione può anche essere utilizzato come terapia neo-adiuvante (prima della chirurgia) nei casi in cui la chirurgia radicale non fosse possibile.
  • La chemioterapia, che fino a una decina di anni fa era l’unica opzione di trattamento farmacologico per le donne con tumore ovarico, è oggi affiancata anche da terapie a bersaglio molecolare, utilizzate sia nella prima linea di trattamento sia in caso di recidiva, ovvero di ritorno della malattia.
  • La radioterapia non viene quasi mai impiegata nella terapia del carcinoma ovarico se non a scopo palliativo per alcune sedi metastatiche. Sono allo studio anche l’immunoterapia e altri farmaci biologici che agiscono sulle vie molecolari di PARP o di VEGF (fattore di crescita vascolare endoteliale).

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