Fecondazione in vitro: come avviene e cos’è?

di francesca

La tecnica di fecondazione in vitro (FIVET/ICSI ) consiste nel far incontrare lo spermatozoo con l’ovulo al di fuori del luogo in cui, normalmente, avviene la fecondazione, ovvero il tratto finale delle tube.

Perchè ricorrere alla FIVET

I motivi per cui si ricorre alla Fecondazione assistita e in vitro (detta anche provetta), non coincidono con tutte le cause di sterilità ad oggi conosciute. Essa si usa in particolar modo nei casi di ostruzione delle tube e nei casi accertati d’incapacità dello sperma di raggiungere l’ovocita. In questo secondo caso l’inseminazione può avvenire con sperma di un donatore.

La fecondazione assistita, quindi, non è la prima cosa da fare nel trattamento della sterilità, ma diventa insostituibile solo se le tube sono chiuse o se il numero e la motilità degli spermatozoi è ridotto a valori minimi. La scienza, cioè, si accerta sempre che sia esclusa ogni possibilità di rimanere incinta naturalemente. Anche nei casi di numerosi fallimenti di altre tecniche di inseminazione, allora si ricorre alla FIVET. Viceversa la Legge non consente un immediato ricorso a tale tecnica.

Come avviene la fecondazione in vitro?

La FIVET consiste nel somministrare alla donna gonadotropine che iperstimolano l’ovulazione. In questo modo la donna produrrà un grosso quantitativo di follicoli. Da questi (dopo circa 36 ore) verranno prelevati tutti gli ovociti possibili che verranno fecondati in vitro secondo la procedura standard: nella provetta, il gamete maschile e l’ovocita femminile vengono “aiutati” a realizzare una fecondazione. A questo punto, alcuni degli embrioni ottenuti, vengono impiantati, per via vaginale, nell’utero (dove non sarebbero stati in grado di arrivare da soli) e si attende che essi inizino la loro naturale crescita e nutrizione.

Quanti embrioni vengono impiantati?

In genere si procede a impiantare non più di 3 embrioni per volta, soprattutto per evitare la possibilità di parti plurigemellari che sono considerati rischiosi. La probabilità che l’embrione inizi la sua vita e che la procreazione vada avanti naturalmente, infatti, non è altissima. Ne consegue che il trattamento potrà essere ripetuto altre volte, asseconda di fattori medici che vanno via via valutati dall’equipe di specialisti. Nel tempo si è visto che sottoporre più volte la donna a iperovulazione è rischioso per la sua salute e per eventuali infezioni. La strategia cui la scienza è giunta ad oggi per evitare di ripetere l’intero trattamento ogni volta, è quello di ottenere più embrioni sin dalla prima tappa e conservarli per nuovi tentativi di FIVET. Il modo in cui oggi gli embrioni si conservano è la crioconservazione, ovvero il congelamento.

Risultati, rischi e bioetica

La sede della discussione non permette certo di trattare l’argomento in maniera esaustiva. Tuttavia, si può dire che la questione della fecondazione in vitro è particolarmente controversa. In Italia, soprattutto, vige un certo regine di allarmismo e sorveglianza, dovute anche a background culturali e religiosi. Un discorso bioetico serio è tuttavia necessario, ma riguarda ogni coppia e ogni specifica situazione di vita.

Di fatto la riuscita di questo trattamento, che esiste già dalla fine degli anni Settanta ed ha dato alla luce migliaia di bambini, ha conseguito risultati importanti che non possono essere ignorati. Talvolta, perciò, la difficoltà legale e burocratica che le coppie incontrano nell’affrontare tale cura è l’ostacolo più grosso. D’altra parte è necessario vigilare continuamente su eventuali abusi con possibili stravolgimenti dei trattamenti stessi. Ciò che si richiederebbe è forse un maggiore supporto conoscitivo e psicologico alla coppia infertile.

Dato che i casi di sterilità stanno aumentando esponenzialmente, non è certamente migliorativo il fatto ci si debba rivolgere a paesi diversi dall’Italia, per ottenere un trattamento scientificamente dimostrato in tutto il mondo. Bisogna a tal proposito considerare che il cosiddetto “turismo procreativo” sta aumentando poichè molte coppie si recano, sempre più, all’estero per ottenere una fecondazione in vitro senza problemi legali.


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