Dustin Hoffman, biografia, carriera, vita privata, moglie, figli

di Redazione

Dustin Hoffman

Il vero nome di Dustin Hoffman è Dustin Lee Hoffman. Nasce a Los Angeles, in California, l’8 agosto del 1937, quindi ha 84 anni. La sua famiglia ha origini ucraine e rumene. È figlio di Harry Hoffman (1908-1988), rappresentante di mobili e anche allestitore di scenografie alla Columbia Pictures, e della pianista jazz Lillian Gold (1909-1981).

Una curiosità sul suo nome: si chiama Dustin in omaggio all’attore Dustin Farnum, molto celebre nell’epoca del cinema muto. Per quanto riguarda il retaggio ebraico, non riceve alcun tipo di ecucazione religiosa in famiglia e dichiarerà, in futuro, di aver “scoperto” di essere ebreo solo all’età di 10 anni.

Intraprende gli studi di Medicina, ma li abbandona e si trasferisce a New York per studiare recitazione. Nella Grande Mela si esibisce con Gene Hackman e Robert Duvall. Lavora a Browadway tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in modeste produzioni (la prima fu “Yes is for a very young man), quindi si scrive al celebre Actors Studio.

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Esordio al cinema e successo

La notorietà e la fama arrivano abbastanza presto per Dustin Hoffman. Esordisce al cinema nel 1967, con il film di culto “Il laureato” di Mike Nichols. Questo ruolo gli vale la prima candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista, nonché la vittoria del Golden Globe come miglior attore esordiente.

Il film seguente è un’altra pellicola di successo, che procura ad Hoffman grande fama internazionale: si tratta di “Un uomo da marciapiede“, in cui interpreta Salvatore Rizzo, zoppo e malato di tubercolosi, accanto a Jon Voight. Anche in questo caso, riceve una nomination al Golden Globe e all’Oscar, ma porta anche a casa il David di Donatello come migliore attore straniero.

In questo periodo prende parte a diversi film: il thriller “Cane di paglia“, nel 1971, quindi il western “Il piccolo grande uomo” e le commedie “John e Mary” (1968) e “Chi è Harry Kellerman e perché parla male di me?“, dove dimostra di essere un attore versatile e dotato di grande talento.

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A doppiare Dustin Hoffman è Ferruccio Amendola. Amendola inizia a lavorare come doppiatore negli anni Cinquanta per la C.D.C.: dotato di una dizione “imperfetta”, per diverso tempo viene relegato a ruoli secondari come caratterizza, ma la svolta arriva per lui quando viene scelto per doppiare Hoffman in “Un uomo da marciapiede”. A lungo presterà la voce all’attore, dando prova del suo enorme talento.

Anni Settanta e Ottanta

Nel 1972 Hoffman recita nell’ultimo film di Pietro Germi, “Alfredo Alfredo“. Dopo questa parentesi in Italia, torna negli Stati Uniti per partecipare a “Papillon“, accanto a Steve McQueen, nel 1973. Il film racconta la storia dell’ergastolano Henri Charrière detto, appunto, Papillon.

L’anno dopo, cioè nel 1974, ottiene una nuova candidatura sia all’Oscar sia al Golden Globe per l’interpretazione del comico Lenny Bruce in “Lenny“. Non ottiene le statuette: lo battono prima Jack Nicholson con “Chinatown”, poi Art Carney con “Harry e Tonto”.

Torna sul grande schermo nel 1976, con “Tutti gli uomini del presidente“: interpreta, accanto a Robert Redford, Carl Bernstein, il giornalista che lanciò il famoso scandalo Watergate. Dustin Hoffman vince l’Oscar nel 1980, grazie alla sua performance nei panni di Ted, marito di Joanna (Meryl Streep) in “Kramer contro Kramer“, storia di una crisi coniugale che sfocia in una pesante battaglia giudiziaria per l’affidamento di un figlio.

In seguito alla vittoria dell’Oscar, decide di prendersi un lungo periodo di pausa. A segnare il ritorno sulle scene è “Tootsie” di Sydney Pollack, nel 1982: interpreta l’attore Michael Dorsey che, disoccupato da tempo, per avere una scrittura, si finge donna. Il film ottiene uno strepitoso successo.

Tra il 1982 e il 1987 Hoffman rimane fuori dalle scene, con una sola eccezione: il film per la tv “Morte di un commesso viaggiatore” (1985). Il suo ritorno al cinema avviene con la commedia “Ishtar”, insieme aWarren Beatty. L’anno seguente vince il secondo Oscar per “Rain Man – L’uomo della pioggia”, accanto a Tom Cruise. Per lo stesso film ottiene anche il Golden Globe e il David di Donatello come miglior attore protagonista.

Segue, un anno dopo, la commedia “Sono affari di famiglia” di Sidney Lumet, accanto a Sean Connery e Matthew Broderick, in cui interpreta il figlio di un famoso criminale.

Anni Novanta e Duemila

Gli anni Novanta vedono Hoffman impegnato in tante produzioni: “Dick Tracy” (1990), “Billy Bathgate – A scuola di gangster” a fianco di Nicole Kidman (1991), “Hook – Capitan Uncino” (1991, di Steven Spielberg), “Virus letale” (1995, di Wolfgang Petersen). Si distingue anche nei ruoli marginali, come quello in “Giovanna d’Arco” nel 1999.

Duetta con Robert De Niro in “Sesso & potere” e recita in “Sfera” nel 1997. Nel 2000 recita nella commedia di successo “Mi presenti i tuoi?“. Nel 2003 è la volta di “Confidence – La truffa perfetta” e “La giuria”, con Gene Hackman. Diventa protagonista dello spot della Regione Marche nel 2009 e riceve la cittadinanza onoraria di Ascoli Piceno. Ritorna nel 2010 nel ruolo del padre di Greg in “Vi presento i nostri“.

Esordisce alla regia nel 2012, all’età di 75 anni. Dirige “Quartet“, con un cast di stelle come Maggie Smith, Tom Courtenay e Michael Gambon. Due anni dopo, è il co-protagonista del film Chef – La ricetta perfetta di Jon Favreau.

Vita privata di Dustin Hoffman

Dustin Hoffman sposa l’attrice Anne Byrne nel maggio del 1969. Dal loro legame nasce la figlia Jenna, nel 1970, e adottano anche una figlia di nome Karina, nata nel 1966. I due divorziano nel 1980, quindi Hoffman sposa in seconde nozze l’imprenditrice Lisa Gottsegen. Insieme hanno quattro figli: Jake (1981), Rebecca (1983), Max (1984) e Alexandra (1987).

Grazie al film “Il laureato” diventa nel giro di pochi mesi un grande divo. Dimostra di essere un attore versatile, flemmatico ed energetico, in grado di passare agevolmente dai thriller alle commedie, senza tralasciare genere realistico di denuncia, film politici, d’avventura e anche fantastici.

Nel corso della carriera, tratteggia personaggi di forte drammaticità e intensità, entrati di diritto nella storia del cinema. Nel 1996 riceve il Leone d’Oro alla carriera a Venezia. Foto di Georges Biard CC BY-SA 3.0.

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