Antonino Cannavacciuolo: “Da ragazzino lo chef mi gonfiava di mazzate, ma ho sempre voluto fare questo lavoro”

di Redazione


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In occasione del suo ritorno in tv con Cucine da Incubo, Antonino Cannavacciuolo si è raccontato in un’intervista a Il Messaggero. Lo chef campano ha parlato del suo passato e della gavetta che ha fatto in cucina, arrivando poi al presente e alle sue Stelle Michelin.

Antonino Cannavacciolo torna con Cucine da Incubo

Antonino Cannavacciuolo è tornato da domenica 2 aprile su Sky Uno (e in streaming su NOW) con la nuova stagione di Cucine da Incubo. Un format ormai collaudato, che vede lo chef stellato alle prese con ristoratori e locali in difficoltà.

La sua carriera in cucina ha avuto inizio molto presto: a 13 anni e mezzo, infatti, lavorava dopo la scuola nella cucina di un hotel a Sant’Antonio Abate, vicino Napoli. Il suo compito era rompere 800 uova al giorno: “Confesso che è stato un allenamento pazzesco. Servivano per fare il gelato alla vaniglia”, ha detto a Il Messaggero.

Oggi Cannavacciuolo è forte di un’esperienza, che è passata anche dalle “mazzate” ricevute proprio in cucina: “Finivo la notte gonfio di mazzate, ma io ho sempre voluto fare questo mestiere. Mia mamma voleva protestare. Mio padre, invece, rispondeva così: “Se gliele ha date, significa che se le meritava”. Adesso quello chef lo arresterebbero per maltrattamenti. A me alla fine è servito. Sono state formative, quelle botte”.

Da allora, ne è passata di acqua sotto i ponti e adesso gestisce tante attività, è un volto molto apprezzato della tv e vanta diverse stelle Michelin: “(Ci sono volute, ndr) determinazione e incoscienza. Solo un incosciente poteva, a 23 anni, accettare di fare il capo cuoco a Villa Crespi. Due matti, io e mia moglie. Cinzia aveva la mia età ed è con lei che ho fatto tutto. Le stelle sono anche sue”.

E se non avesse fatto il cuoco, dove sarebbe? “In giro per il mondo. Se non mi fossi imbarcato a Villa Crespi avrei accettato di entrare in una cucina stellata. Il mio destino era quello”, spiega a Il Messaggero.

Rimanendo in tema di scelte, quando gli viene chiesto qual è l’errore più grande che abbia fatto, risponde: “Temo di non averne fatti. Entrando a 23 anni a Villa Crespi non ho potuto fare stronzate. Mi sono preso troppe responsabilità, non potevo deludere le nostre famiglie, e sono diventato subito adulto. È stato un errore: a quell’età una cazzata si deve fare. Io non l’ho fatta”.

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