Tumore benigno del pancreas: cosa devi sapere

di Walter Giannò
Stampa articolo


Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di DonnaClick! Iscriviti, cliccando qui!
UNISCITI

L’adenocarcinoma pancreatico, con la sua incidenza del 90% nei casi di tumore al pancreas, non esaurisce lo spettro delle neoplasie che colpiscono quest’organo.

Altre forme, come i tumori neuroendocrini, si distinguono per un comportamento meno aggressivo e una progressione più lenta. Tuttavia, la capacità di generare metastasi a distanza, in particolare nel fegato, rimane una criticità.

Queste neoplasie possiedono una peculiarità: la secrezione di ormoni. Tale attività ormonale può indurre sintomi specifici, legati all’eccesso di insulina, glucagone o gastrina. Le conseguenze variano da alterazioni glicemiche (ipoglicemia o iperglicemia) a iperproduzione di acido gastrico e ulcere. Questi tumori richiedono un parere specialistico.

La gestione terapeutica si modula in base a dimensioni tumorali, predisposizioni genetiche, sintomatologia e rischio chirurgico. La chirurgia rappresenta l’opzione primaria quando possibile. In presenza di volumi eccessivi, si ricorre a terapie sistemiche, quali analoghi della somatostatina o radioterapia vectorizzata interna. Alcuni tumori neuroendocrini di piccole dimensioni necessitano solo di monitoraggi. Esistono inoltre i carcinomi neuroendocrini, distinti dai tumori neuroendocrini per un comportamento più aggressivo e trattati con chemioterapia, similmente agli adenocarcinomi.

Tumori cistici del pancreas

I tumori cistici pancreatici presentano una diffusione significativa: il 7% della popolazione generale risulta interessato, con un incremento al 10-15% nei soggetti di 75 anni e al 20% oltre gli 80. La diagnosi avviene sovente in modo incidentale, nel corso di indagini di imaging eseguite per altre ragioni. Gli IPMN (tumori papillari mucinosi intraduttali del pancreas) e i cistoadenomi mucinosi emergono come lesioni precancerose, suscettibili di evolvere in adenocarcinoma pancreatico.

Ciò impone una sorveglianza periodica tramite risonanza magnetica o ecoendoscopia. La frequenza dei controlli si determina in base a sintomi, dimensioni, caratteristiche delle cisti (presenza di noduli parietali) e localizzazione (canale pancreatico principale o secondari). Gli IPMN nel canale principale presentano un rischio di degenerazione più elevato. Altre forme cistiche, come i cistoadenomi sierosi, si connotano per benignità e assenza di rischio degenerativo, escludendo la necessità di monitoraggio in presenza di quadri tipici all’imaging.

Foto: DepositPhotos.

Fonte: FemmeActuelle.

Dalla stessa categoria

Correlati Categoria