Morbo di Crohn, cosa mangiare e cosa evitare: la dieta che aiuta la remissione

di Redazione


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Oggi c’è una nuova speranza per i giovani affetti dalla malattia di Crohn. Una dieta mirata potrebbe, infatti, portare alla remissione della patologia infiammatoria dell’intestino tenue e del colon, anche nei casi più gravi.

La sperimentazione, condotta dal reparto di gastroenterologia pediatrica dell’Azienda ospedaliero universitaria Meyer Irccs di Firenze ha ottenuto risultati sorprendenti, aprendo la strada a un approccio terapeutico innovativo che potrebbe rivoluzionare il trattamento della malattia.

Che cos’è il morbo di Crohn

Il morbo di Crohn è una patologia infiammatoria cronica che colpisce principalmente l’intestino tenue e il colon, ma può coinvolgere qualsiasi parte del tratto gastrointestinale. Caratterizzato da episodi di infiammazione, dolore addominale, diarrea e perdita di peso, il morbo di Crohn è una malattia autoimmune, il cui meccanismo preciso non è completamente compreso.

Si pensa che sia causato da una combinazione di fattori genetici, ambientali e immunologici. La sua sintomatologia varia da persona a persona e può manifestarsi in periodi di riacutizzazione seguiti da periodi di remissione. Le complicazioni possono essere gravi e includere ostruzioni intestinali, fistole, ulcere e malassorbimento di nutrienti.

Attualmente non esiste una cura definitiva per il morbo di Crohn, ma ci sono diverse opzioni terapeutiche volte a ridurre l’infiammazione, alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti. Il trattamento può includere farmaci anti-infiammatori, immunosoppressori, terapia biologica e interventi chirurgici in casi selezionati. Una gestione attenta della dieta e dello stile di vita può anche contribuire a controllare i sintomi e a prevenire le riacutizzazioni.

Lo studio

Secondo i dati emersi dalla ricerca condotta presso l’AOU Meyer, più del 70% dei pazienti pediatrici trattati con questa dieta specifica ha sperimentato una significativa remissione dei sintomi della malattia di Crohn. Questo risultato, ottenuto su una casistica di oltre 60 pazienti, rivela un tasso di successo notevole, specialmente considerando che la malattia si era manifestata in forme severe.

Il profilo della dieta adottata è caratterizzato dall’esclusione rigorosa di alimenti noti per poter innescare processi infiammatori nell’intestino. Si tratta di un regime alimentare che privilegia la semplicità e la naturalezza, evitando cibi industriali con additivi, emulsionanti e conservanti. Questa strategia si è dimostrata efficace anche in pazienti che non rispondevano ai trattamenti convenzionali, compresi quelli con farmaci biologici di ultima generazione.

Il successo di questa terapia dietetica è stato accolto con grande entusiasmo dalla comunità medica, soprattutto considerando che in passato i pazienti affetti da malattia di Crohn erano sottoposti a diete liquide, difficilmente sostenibili nel lungo termine. Questo nuovo regime alimentare, seppur rigido, risulta essere più accettabile per bambini e adolescenti, garantendo loro una migliore qualità di vita durante il trattamento.

Paolo Lionetti, responsabile della gastroenterologia pediatrica del Meyer, ha sottolineato l’importanza di questa innovativa terapia dietetica, soprattutto alla luce del fatto che la malattia di Crohn sta sempre più spesso colpendo i giovani. Il passaggio dell’esordio della patologia in età pediatrica, che riguarda il 20-25% dei casi, rende cruciale l’accesso a trattamenti efficaci e privi di effetti collaterali.

Oltre alla dieta attuale, gli specialisti stanno lavorando alla formulazione di una variante mediterranea, che potrebbe offrire ulteriori benefici ai pazienti. Questo progetto, che coinvolge oltre all’Istituto Mayer anche l’Università La Sapienza di Roma, l’Università di Foggia e l’Ospedale Sofia Cervello di Palermo, ha ricevuto un finanziamento PNRR di 1 milione di euro, dimostrando ancora una volta l’interesse e l’impegno delle istituzioni nel promuovere la ricerca scientifica per migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da malattie croniche come la malattia di Crohn.

Foto da Depositphotos.com

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