PMA, da sogno a incubo: rinvio al 2025 nei LEA e Italia sempre più vecchia

di Gaetano Ferraro


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La PMA crea ancora disparità: è stato rinviato al 2025 l’inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza.

Le promesse disattese

In Italia il calo demografico è un problema grave, con un tasso di natalità tra i più bassi d’Europa pari a 1,3 figli per donna, ben al di sotto del tasso necessario al mantenimento della popolazione, indicato dall’Istituto Superiore di Sanità in 2,1 figli per donna. Per contrastare questa tendenza, il Governo Meloni aveva promesso, tra le altre iniziative finora disattese, l’inserimento della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) a partire dal 1° aprile 2024. A seguito delle proteste di numerose Regioni però, il provvedimento è stato rinviato al 1° gennaio 2025.

Delusione per migliaia di coppie

Una decisione che rappresenta una doccia fredda per le migliaia di coppie che attendevano con ansia questo provvedimento, molte delle quali con problemi di infertilità. Secondo i dati ISTAT, in Italia l’infertilità colpisce il 15% delle coppie, percentuale che sale con l’aumentare dell’età media in cui si cerca una gravidanza per la prima volta. L’inserimento della PMA nei LEA avrebbe garantito un accesso più equo a queste tecniche su tutto il territorio nazionale, andando a colmare il divario attualmente esistente tra Nord e Sud del Paese.

La PMA divide l’Italia

Ad oggi, infatti, l’offerta di prestazioni di PMA gratuite o quasi gratuite è molto diversificata tra le varie regioni, con alcune eccellenze al Nord che garantiscono la completa gratuità e altre, soprattutto al Sud, dove i costi sono completamente a carico delle coppie, comportando una spesa che può arrivare anche a diverse migliaia di euro.

Tutto rinviato al 2025

L’uniformità di accesso era uno degli obiettivi cardine dell’inserimento della PMA nei nuovi LEA, per dare a tutte le coppie italiane, da Palermo a Milano, le stesse possibilità di accesso a tecniche in grado di aiutarle a realizzare il desiderio di genitoriali. Purtroppo il rinvio al 2025 allontana questa prospettiva, lasciando ancora troppe coppie senza alternative validamente supportate dal sistema sanitario nazionale. Restano ancora dei nodi da sciogliere rispetto all’effettiva applicazione dei LEA su tutto il territorio una volta approvati. Come indicato da esperti del settore, l’inserimento della PMA rappresenta l’inizio e non la fine di un percorso, con la necessità di rendere tali tecniche realmente fruibili senza divari territoriali, riducendo anche le lunghe liste d’attesa che ad oggi scoraggiano molte coppie dall’intraprendere questi percorsi.

Popolazione sempre più vecchia

La speranza per moltissime coppie è che il 2025 sia realmente l’anno in cui anche la PMA entri a pieno titolo nei diritti essenziali delle coppie italiane, senza disparità regionali. La posta in gioco è troppo alta, con un progressivo invecchiamento della popolazione che rischia di compromettere la sostenibilità del nostro sistema di welfare se non si interviene efficacemente. La PMA non risolverà certo il problema ma potrebbe dare un piccolo contributo assieme ad altre iniziative per incentivare le nascite.

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