Michele Misseri torna libero dopo 8 anni: “Preferivo restare in cella”

di Redazione


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È uscito in silenzio dal carcere di Borgo San Nicola a Lecce, Michele Misseri, lo “zio Michele” della piccola Sarah Scazzi, uccisa nell’agosto del 2010. Dopo aver scontato 8 anni di carcere su una condanna a 8 anni e 8 mesi per soppressione di cadavere e inquinamento di prove, Misseri è tornato un uomo libero, seppur provato psicologicamente da questa esperienza.

Lo zio Michele Misseri torna libero, ma si sente “ancora incarcerato”

“Mi sentivo più libero dentro, fuori mi sento invece incarcerato”, sono state le uniche parole che Misseri ha affidato al suo avvocato Luca La Tanza prima di lasciare il carcere a bordo di una Jeep Renegade guidata dallo stesso legale. Nessuna dichiarazione, nessun cenno di saluto ai giornalisti che lo attendevano fuori dal cancello, solo lo sguardo fisso nel vuoto e i baffi curati.

Nessuna dichiarazione, solo sguardo perso nel vuoto

L’uomo, che il prossimo 22 marzo compirà 70 anni, ha voluto mantenere un basso profilo, evitando il clamore mediatico che in questi anni lo ha travolto. “Fisicamente sta bene ma è molto provato psicologicamente. Per il resto dovrà riprendere una vita tra virgolette normale”, ha spiegato l’avvocato La Tanza. Nei quasi 9 anni trascorsi dietro le sbarre, Misseri ha condotto una vita regolare, rispettando le regole e dedicandosi alla preghiera e a lavori manuali come la falegnameria. Ha conseguito il diploma di terza media e si è sempre dichiarato innocente, addossandosi la colpa dell’omicidio della nipote 15enne per scagionare moglie e figlia, tuttora detenute.

Dove si nasconde ora Michele Misseri dopo aver lasciato il carcere?

Ma dove si nasconde ora Michele Misseri? Non è dato saperlo. L’avvocato La Tanza ha riferito che “per alcuni giorni non parlerà con nessuno, neppure con me” e non tornerà nell’abitazione di Avetrana dove avvenne il delitto. Qualcuno ipotizza possa essersi rifugiato in una località vicino al mare, forse Torre Colimena, per ritrovare un po’ di tranquillità. Certo è che Misseri preferiva restare dietro le sbarre, come ha confidato più volte agli agenti di polizia penitenziaria. “Ha sempre detto di voler morire, di voler restare recluso. Credo avesse timore di ciò che c’è fuori”, racconta l’ispettore Ruggiero Damato. Una paura comprensibile per un uomo che, malgrado abbia scontato la sua pena, si ritrova solo, in un mondo che ancora lo indica come “l’assassino di Sarah”.

Il paese di Avetrana è diviso

Anche l’amico d’infanzia Vincenzo Romano conferma: “Gli ho scritto quasi ogni mese, non mi ha mai parlato di moglie e figlia. Diceva che stava male in carcere”. Romano, che ieri è passato davanti alla casa degli Scazzi, esclude che Misseri possa tornare presto ad Avetrana: “Per noi quella famiglia è morta”. Il paese salentino, del resto, è diviso tra chi lo accoglierebbe di nuovo come un vecchio amico, “aspettandolo per una partita a carte”, e chi invece vorrebbe chiudergli le porte in faccia, impedendogli di rimettere piede dove tutto è cominciato. Il Comune ha transennato via Deledda proprio per evitare raduni e pellegrinaggi macabri sul luogo del delitto.

Per molti resta il colpevole della morte di Sarah

Nonostante abbia scontato interamente la sua pena, per l’opinione pubblica Michele Misseri resta coinvolto nella morte di Sarah. Sono sue le mani che hanno gettato il corpo della nipote in un pozzo e hanno inquinato le prove. E suo è stato quel primo drammatico interrogatorio in cui confessò l’omicidio, salvo poi ritrattare e scaricare ogni colpa su moglie e figlia. Una versione, quella dell’unico assassino, che Misseri non ha mai abbandonato, ribadendola anche in una recente lettera inviata al quotidiano La Stampa. Parole che non hanno mai convinto i giudici né l’avvocato di Sabrina Misseri, Franco Coppi, secondo cui quella confessione era “chiaramente quella di un assassino”.

Inizia una nuova vita per Misseri

Ora inizia una nuova vita per Michele Misseri, una vita da uomo libero che dice di sentirsi “ancora incarcerato”. Chissà se il tempo e la lontananza dai riflettori mediatici potranno restituirgli un po’ di quella serenità che, ammette, “in carcere era maggiore”. La verità sulla fine di Sarah Scazzi rimarrà sepolta nel pozzo dove è stato ritrovato il suo corpo. Ma le ferite di questa tragedia rimangono aperte, per zio Michele e per l’intera comunità di Avetrana.

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