Attualità

Un prete di 63 anni ha sposato una bambina di 12 anni, fedeli infuriati

Sabato 30 marzo si è celebrato a Nungua, cittadina del Ghana, un controverso matrimonio tra un prete e una ragazzina di appena 12 anni. Ora i fedeli sono infuriati alla notizia dell’ennesimo caso di pedofilia che avviene in Africa, frutto di una “tradizione” più che discutibile, ancora in uso nel 2024.

La Tradizione del Trokosi

Gborbu Wulomo, sacerdote 63enne, e una ragazzina di soli 12 anni. La notizia, che si è diffusa rapidamente nel paese africano, ha sollevato non poche polemiche e l’indignazione di molti fedeli e cittadini. Secondo una tradizione locale chiamata Trokosi, alcune famiglie offrono giovani donne come “spose” a sacerdoti di culti tradizionali, nella speranza di espiare presunte colpe commesse da membri maschi del nucleo familiare. È in base a questo rituale che la minorenne è stata data in moglie al sessantatreenne Gborbu Wulomo, conosciuto con l’appellativo religioso di Nuumo Borketey Laweh XXXIII.

Indignazione dei Fedeli

Nonostante le giustificazioni legate alla tradizione, moltissimi fedeli si sono detti contrariati da questa unione, definendola un vero e proprio caso di pedofilia. “Ci sono molte cose sbagliate in questo paese, e questa è una di quelle!”, si legge tra i numerosi commenti indignati. “È ora di finirla con questa barbarie” scrive un altro utente.

Difesa delle Autorità Religiose

Da parte delle autorità ghenesi, però, non sembra esserci stata alcuna condanna ufficiale della vicenda. I religiosi di Nungua hanno anzi difeso il matrimonio, precisando che la dodicenne continuerà regolarmente ad andare a scuola e non vivrà ancora con il “marito” sessantatreenne. “Abbiamo celebrato queste nozze per rispettare la tradizione – spiegano – la bambina è ancora immatura, quando sarà più grande potranno avere il loro lieto fine”. Parole che difficilmente placheranno le numerose proteste. Sono in molti, infatti, a reputare inaccettabile questo genere di usanza, chiedendo un intervento deciso delle istituzioni perché simili storie non abbiano più a ripetersi. La parola, ora, passa al governo del Ghana.

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