Dopo la condanna all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Cecchettin, Filippo Turetta ha trascorso la sua prima notte nel carcere di Verona Montorio. Il 22enne, originario di Torreglia, condivide una cella con altri due detenuti. La sua quotidianità, iniziata il 25 novembre dello scorso anno, non subirà cambiamenti immediati: Turetta continuerà a trascorrere il tempo leggendo libri, incontrando psicologi e i genitori e seguendo la televisione, inclusi gli sviluppi delle indagini e del processo che lo riguardano.
Durante il processo, la Corte d’Assise di Venezia non ha disposto l’isolamento diurno, concordando con il pubblico ministero Andrea Petroni. Tuttavia, la condanna alla pena massima non equivale necessariamente a una permanenza perpetua in carcere. Secondo la legge italiana, dopo 10 anni di reclusione, ai detenuti che dimostrano un comportamento esemplare possono essere concessi permessi per frequentare percorsi formativi. Inoltre, dopo 26 anni (ridotti a 21 in caso di condotta irreprensibile), potrebbe essere possibile ottenere la semilibertà, previa approvazione del Tribunale di Sorveglianza.
Nella stessa giornata, il padre di Giulia, Gino Cecchettin, ha incontrato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per discutere di iniziative legate alla sensibilizzazione contro la violenza di genere. “Ringrazio il Ministro per questo incontro e per aver diffuso nelle scuole la lettera che scrissi per l’orazione funebre di Giulia. È stato un buon punto di partenza”, ha dichiarato Cecchettin.
Durante l’incontro, sono stati stilati un protocollo e un’agenda per portare nelle scuole temi legati al rispetto reciproco tra i sessi, ai femminicidi e alla violenza sulle donne. “Lavoreremo su questi punti, assieme alla Fondazione Giulia Cecchettin e al Ministero, per sensibilizzare i giovani e promuovere una cultura del rispetto”, ha aggiunto Cecchettin, sottolineando l’importanza di un’azione educativa concreta.
Il progetto congiunto tra la Fondazione e il Ministero punta a raggiungere studenti di ogni ordine e grado, attraverso percorsi didattici mirati e attività culturali che favoriscano il dialogo sul tema della parità di genere. “Penso che noi per primi abbiamo dato un segnale di rispetto verso le persone con questa riunione”, ha concluso Cecchettin, evidenziando l’urgenza di affrontare problemi sociali come i femminicidi in maniera sistematica.
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