Omicidio Giulia, la famiglia contro la difesa di Turetta, lui in lacrime: “Voglio pagare”

di Redazione


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Filippo Turetta si è presentato in lacrime all’interrogatorio di garanzia davanti al Gip, ammettendo l’omicidio della ex fidanzata Giulia Cecchettin ma senza mai pronunciarne il nome, quasi come se ne evitasse il ricordo. “Ho ucciso la mia ex ragazza e voglio pagare”, ha dichiarato tra i singhiozzi. Frasi che sembrano già delineare una strategia difensiva mirata a dimostrare un possibile blackout mentale per ottenere il riconoscimento della seminfermità mentale ed evitare l’aggravante della premeditazione. “Devo ricostruire nella mia memoria le emozioni e ciò che mi è scattato quella sera” ha aggiunto Turetta, con aria assente e intontita.

La famiglia Cecchettin si oppone al tentativo di farlo passare per seminfermo di mente

Parole che hanno fatto insorgere la famiglia Cecchettin, decisa a dare battaglia legale contro qualsiasi tentativo di far passare Filippo per pazzo. “Se vuole farsi passare per incapace di intendere e volere, prima dovrà vedersela coi nostri periti” ha tuonato senza mezzi termini l’avvocato della famiglia, lasciando intendere che ci sarà una dura contrapposizione processuale.

Nessun aiuto alle indagini, si è avvalso della facoltà di non rispondere

Nessun aiuto alle indagini da parte di Turetta, che si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio, limitandosi ad ammettere l’omicidio come già fatto di fronte alla polizia tedesca dopo l’arresto. Il 21enne si è detto “affranto e dispiaciuto” per il delitto, manifestando l’intenzione di non sottrarsi alle responsabilità e di essere pronto a scontare la pena che gli verrà comminata. L’interrogatorio è durato meno di mezz’ora, con il PM Andrea Petroni presente assieme all’avvocato difensore Giovanni Caruso. Turetta non ha fornito al momento alcun chiarimento sui tanti punti da approfondire, dalla premeditazione all’abbandono del cadavere vicino ad alcuni oggetti che potrebbero avere un significato simbolico. Su questi aspetti potrebbero fare luce l’autopsia e un eventuale racconto completo da parte dell’indagato su quanto accaduto la sera dell’11 novembre.

La famiglia chiede venga accusato anche di stalking, lo descrive come molestatore ossessivo

Intanto la famiglia Cecchettin, tramite il legale Nicodemo Gentile, chiede che Turetta venga accusato anche di stalking, descrivendolo come un molestatore ossessivo dall’indole persecutoria. Sarebbe stato ritrovato nell’auto del giovane anche il cellulare di Giulia, finora dato per disperso. In programma oggi l’incontro in carcere tra Filippo e i genitori, probabilmente decisivo per comprendere la strategia processuale che lui e il suo avvocato intendono adottare. La famiglia appare decisa a contrastare in tutti i modi un’eventuale riduzione della pena, mentre Turetta sembra voler giocare la carta della seminfermità per alleggerire le proprie responsabilità. Solo con il procedere delle indagini si capirà quale linea prevarrà in tribunale.

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