Caso Ilaria Salis, il padre contro l’ambasciata italiana: “Nessun aiuto per 11 mesi”

di Redazione


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Sono passati ormai quasi 12 mesi da quando Ilaria Salis, attivista antifascista italiana, è stata arrestata a Budapest con l’accusa di aver aggredito due neonazisti. Da allora la donna si trova detenuta in carcere in Ungheria, in attesa di processo. Una vicenda complessa che vede critiche mosse nei confronti dell’operato dell’ambasciata italiana in Ungheria, mentre si susseguono gli interventi, forse tardivi, del governo italiano per cercare una soluzione.

Le accuse del padre all’ambasciata: “Nessun aiuto per 11 mesi”

Roberto Salis, padre di Ilaria, dopo le prime udienze del processo, ha criticato l’operato dell’ambasciata italiana a Budapest. Lo ha fatto in un’intervista concessa a La Repubblica. L’uomo ha denunciato come solo dopo 11 mesi sia riuscito a incontrare l’ambasciatore, accusando i funzionari di non aver prestato sufficiente attenzione al caso della figlia. Il padre della maestra italiana ha inoltre rivelato di aver concordato un piano per cercare di ottenere i domiciliari per Ilaria, che dovrà però essere approvato dai ministeri italiani competenti dicendosi “fiducioso che la cosa venga risolta con urgenza” e ritenendo “assurdo che lo Stato italiano non riesca a dire a un altro Stato UE che siamo in grado di garantire i controlli”.

Le condizioni di detenzione: “Catene e umiliazioni”

Ma le accuse più dure mosse dal padre di Ilaria Salis riguardano le condizioni di detenzione della figlia, portata in catene e con guinzaglio davanti al giudice. Il trattamento subito dalla donna è stato definito “tortura” dal genitore, che ha puntato il dito contro l’ambasciata rea di essere stata presente in aula senza però intervenire o denunciare tali pratiche.

La telefonata Meloni-Orban e le pressioni del governo italiano

Dopo le proteste, sollevate anche dall’opposizione in Parlamento, si è mosso anche il governo italiano, con una telefonata tra Meloni e il primo ministro ungherese Orban. Un colloquio in cui Meloni avrebbe portato l’attenzione di Orban proprio sul caso Salis. Un’iniziativa accolta con favore dal padre della donna. Già in precedenza il Ministro degli Esteri Tajani aveva interpellato l’omologo ungherese, nel tentativo di sbloccare una vicenda complessa che vede una cittadina italiana detenuta da quasi un anno. 

La ricostruzione dei fatti e le accuse a Ilaria Salis

Ma facciamo un passo indietro e ricostruiamo l’intera vicenda. Ilaria Salis, originaria di Monza, si trovava a Budapest l’11 febbraio 2022 per partecipare a una contromanifestazione antifascista. Quel giorno si celebrava il “Giorno dell’onore”, una ricorrenza neonazista. Fermata dalla polizia, aveva con sé un manganello e fu accusata di aver aggredito due militanti di estrema destra, feriti in modo lieve. La difesa sostiene che il manganello fosse per autodifesa e respinge l’accusa di aggressione, sostenendo che nei video dell’episodio non si riconosca Ilaria Salis. Una vicenda complessa e dai contorni non ancora chiariti, che vede una donna italiana detenuta da quasi un anno in condizioni al limite dell’umano. 

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