18enne violentata dai suoi amici, assolti perché condizionati dal porno

di Redazione


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Cinque anni fa, una giovane donna di 18 anni ha vissuto un’esperienza traumatica che avrebbe dovuto condurre a una giustizia completa. Tuttavia, le recenti decisioni del tribunale hanno lasciato amarezza e frustrazione, poiché i tre suoi aggressori, compagni di classe, sono stati assolti.

La violenza

La giovane donna, oggi 23enne, è stata violentata cinque anni fa durante una festa a Firenze, quando era sotto l’influenza dell’alcol e delle droghe. Questo terribile atto ha avuto un impatto devastante sulla sua vita, costringendola ad abbandonare la scuola e a cercare aiuto da uno psicologo. L’abuso è avvenuto per mano di tre dei suoi compagni di classe, uno dei quali aveva precedentemente avuto una relazione con la vittima.

La sentenza deludente

Nonostante il tribunale avesse riconosciuto la “violenza oggettiva” dell’atto e ammesso che i tre avevano cercato di costringere la giovane a un rapporto sessuale plurimo, la sentenza ha concluso che la loro condotta non era penalmente rilevante. Questa decisione ha lasciato la vittima senza la giustizia tanto attesa, sottolineando una falla nel sistema legale che richiede un’attenzione urgente.

La decisione del Tribunale

Il tribunale ha giustificato la sua decisione sottolineando che i tre aggressori avevano frainteso il consenso della giovane, nonostante lei avesse chiaramente detto loro di smettere. Inoltre, il tribunale ha rilevato che la giovane non si trovava in uno stato di completa lucidità durante l’evento a causa dell’abuso di sostanze. Questa “situazione certamente equivoca”, secondo il giudice, aveva contribuito all’incertezza del consenso della vittima, condizionati anche dalla “visione pornografica” che avevano nei confronti dell’altro sesso.

Lo sfogo della vittima

La giovane vittima a Repubblica ha dichiarato: “Ho chiesto aiuto a un sistema giudiziario che, guardandomi negli occhi mentre ero in lacrime, cercando di mettere insieme i miei ricordi, mi ha chiesto quanti partner avessi avuto prima e dopo il fatto. Ovviamente sentenze come questa non aiutano chi cerca il coraggio di agire e reagire. Da fuori non ci si può render conto credo, ma chi ha avuto la fortuna di non dover subire un’esperienza simile non può neanche lontanamente immaginare cosa ci sia dietro una denuncia. Ripenso a quella sera come il giorno in cui ho perso la fiducia in tutto. Erano miei amici, gli volevo bene e pensavo ne volessero a me, o quanto meno che si interessassero al mio benessere”.

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