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Bevi caffè ogni giorno? Ecco cosa succede al tuo fegato

Quante volte beviamo caffè senza pensarci troppo? Un gesto automatico al mattino, una pausa al lavoro, un rito sociale. Ma dietro quella tazzina si nasconde qualcosa di più di una semplice abitudine.

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha acceso i riflettori su un legame sempre più solido tra consumo di caffè e salute del fegato. Non si tratta di mode o credenze popolari, ma di studi osservazionali e clinici che indicano effetti concreti.

Il punto centrale è chiaro: il caffè non è solo uno stimolante, ma una bevanda ricca di composti bioattivi che possono avere un ruolo protettivo sull’organismo. In particolare, il fegato sembra trarre benefici misurabili dal consumo regolare di caffè, anche in persone con fattori di rischio già presenti.

Il caffè come alleato del fegato

Il caffè è un epatoprotettore. Sono soprattutto i suoi antiossidanti, in particolare i polifenoli, a conferirgli questo effetto.
Tra questi, un ruolo centrale è svolto dagli acidi clorogenici (CGA), composti noti per le loro potenti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.

Queste sostanze aiutano a contrastare lo stress ossidativo, uno dei principali meccanismi coinvolti nel danno epatico. Lo stress ossidativo si verifica quando nel corpo si accumulano radicali liberi in quantità superiore alla capacità di difesa delle cellule.

I polifenoli del caffè contribuiscono a ridurre questo squilibrio, proteggendo le cellule del fegato da danni progressivi. Ma non è tutto. Questi composti agiscono come prebiotici e nutrono il microbiota, il che spiega perché il caffè contribuisce anche alla prevenzione del cancro del colon.

Il legame tra intestino e fegato è ormai ben documentato. Un microbiota in equilibrio favorisce una migliore risposta infiammatoria e un metabolismo più efficiente, con ricadute positive anche sulla salute epatica.

Caffè: è davvero efficace nel proteggere il fegato?

La risposta è sì. È dimostrato che il consumo di caffè riduce il rischio di cirrosi nelle persone che presentano fattori di rischio noti.

Tra questi rientrano:

  • alcolismo cronico
  • epatiti virali croniche B o C
  • obesità
  • malattie genetiche come l’emocromatosi

La riduzione del rischio di cirrosi è un dato particolarmente rilevante, perché la cirrosi rappresenta una delle principali cause di insufficienza epatica. Non solo. La cirrosi è anche il principale fattore predisponente per lo sviluppo del tumore al fegato. Di conseguenza, diminuire il rischio di cirrosi significa anche ridurre indirettamente la probabilità di sviluppare un cancro epatico.

Gli antiossidanti del caffè hanno anche un effetto sui parametri biologici epatici. In termini pratici, questo si traduce in un miglioramento di alcuni indicatori clinici utilizzati per valutare la salute del fegato.

Effetti del caffè sulla MASH e sui valori epatici

Il consumo regolare di caffè è associato a una riduzione delle lesioni legate alla MASH, ovvero la steato-epatite associata a disfunzione metabolica.

Si tratta di una patologia del fegato caratterizzata da:

  •  accumulo eccessivo di grassi
  •  infiammazione cronica
  • possibile evoluzione verso fibrosi

Questa condizione, in passato nota come NASH, è sempre più diffusa a causa dell’aumento di obesità, sedentarietà e sindrome metabolica.

Secondo quanto osservato, il caffè contribuisce a migliorare diversi parametri clinici. È stato osservato che l’elastometria epatica (Fibroscan) diminuisce e che le transaminasi (ALAT e ASAT) migliorano.  L’elastometria epatica è un esame non invasivo che misura la rigidità del fegato, un indicatore indiretto della fibrosi. Valori più bassi indicano un tessuto epatico più sano e meno compromesso. Il miglioramento delle transaminasi, invece, suggerisce una riduzione dell’infiammazione e del danno cellulare.

Quante tazze di caffè servono per proteggere il fegato

Una delle domande più frequenti riguarda la quantità ideale di caffè da consumare. È ormai ben documentato che gli effetti benefici del caffè sul fegato, così come altri benefici, tra cui una riduzione del rischio di alcuni tumori, compaiono già a partire da due tazze al giorno.  Secondo i dati disponibili, una consumo compreso tra due e quattro tazze al giorno sembra offrire la protezione più evidente.

Gli effetti appaiono dose-dipendenti. Questo significa che, aumentando il consumo fino a tre o quattro tazze, il rischio di sviluppare patologie epatiche tende a diminuire ulteriormente. È importante sottolineare che non si parla di quantità eccessive o di abuso. Il beneficio si osserva entro limiti compatibili con una dieta equilibrata.

Un altro dato interessante riguarda il caffè decaffeinato. Se il caffè tradizionale provoca disturbi come tachicardia, ansia o problemi gastrointestinali, esiste un’alternativa valida.

Il caffè decaffeinato mantiene gli stessi benefici sul fegato, perché conserva i polifenoli, che sono i principali composti attivi coinvolti nell’effetto protettivo.

Caffè e prevenzione: un aiuto, non una cura

È fondamentale chiarire un aspetto spesso frainteso.
Il caffè non è un farmaco e non sostituisce le terapie mediche o uno stile di vita sano.

Il suo ruolo va inserito in un contesto più ampio che comprende:

  • alimentazione equilibrata
  • attività fisica regolare
  • controllo del peso
  • riduzione del consumo di alcol

In questo quadro, il caffè rappresenta un fattore protettivo aggiuntivo, semplice da integrare nella quotidianità.
La sua diffusione globale e il suo basso costo lo rendono una delle poche abitudini alimentari con benefici documentati e accessibili a una larga parte della popolazione.

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