Disturbi di sonno nei bambini? Ad ognuno il metodo ad hoc per risolverli

di francesca


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In realtà la normalità é molto variegata: esistono bambini che dormono tutta la notte fin dalle prime settimane, bambini che riprendono a svegliarsi dopo i primi mesi, bambini che si svegliano la notte fino ai tre anni. Si calcola che più del 50% dei bimbi sotto i due anni abbia dei risvegli notturni.
L’idea che “mal comune mezzo gaudio” non aiuta i genitori che tollerano meno di altri l’interruzione del riposo notturno.

Uno dei metodi utilizzati é quello di tenere il bimbo vicino a sè (cosleeping). In questo modo non é necessario alzarsi dal letto per allattare il bambino, dargli da bere, il ciuccio o rassicurarlo, e spesso i bimbi, pur continuando a svegliarsi, si riaddormentano più facilmente vicino ai genitori. Si tratta, in fondo, della condizione più naturale per il bambino.

Chi é contrario all’idea di portare i bambini nel lettone, si affida a tecniche comportamentali per far dormire il bambino nel suo lettino, spesso seguendo le indicazioni di libri di carattere divulgativo.
Tutti questi metodi consigliano di instaurare precise routine serali che accompagnino il bambino verso il sonno, poichè in questo modo egli accetterà più facilmente di andare a nanna. In particolare, si ritiene che le associazioni che il bambino compie con il momento dell’addormentamento (la vicinanza della madre, il seno, il biberon) siano responsabili dei risvegli notturni, e che un tipo diverso di associazione (un peluche ad esempio) lo aiuterebbe a superare autonomamente questa fase, riaddormentandosi subito.

Sul modo in cui rompere queste associazioni ci sono opinioni diverse: il metodo dell’estinzione graduale e del “controlled crying”, molto simili, prevedono che il bambino si debba addormentare da solo nel lettino mentre il genitore ignorerà gli eventuali (probabili) pianti, entrando nella stanza a intervalli di tempo crescente, per pochi secondi, senza toccare il bambino ma solo parlandogli in modo rassicurante, finchè non si sarà addormentato. Il testo di riferimento é l’ormai celeberrimo “Fate la nanna’, del pediatra spagnolo Eduard Estivill.

Meno “cruenti”, numerosi altri libri aiutano a raggiungere risultati analoghi senza lasciar piangere il bambino: ad esempio, “Il linguaggio segreto dei neonati” di Tracy Hogg, “The no-cry sleep solution” di Elizabeth Pantley (tradotto in Italia col titolo “Fai la nanna senza lacrime”), “Il mio bambino non mi dorme” di Sara Letardi (Bonomi Editore).

Quando i problemi di sonno sono tali da non consentire al bambino e/o ai familiari un riposo adeguato, é bene rivolgersi al pediatra di fiducia o a un centro specializzato nei disturbi del sonno, per mettere in pratica un approccio comportamentale controllato, e non “fai da te” e, se necessario, farmacologico: per lo più, nei bambini vengono utilizzati integratori a base di melatonina o antistaminici con effetto ipnoinducente.

E’ importante ricordare, infine, che in alcuni casi i problemi di sonno derivano dall’allergia a allergeni alimentari, in particolare al latte vaccino, e si risolvono eliminando l’alimento dalla dieta del bambino.

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