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La sperimentazione è già partita, cosa cambia dal 1° marzo per chi chiede l’invalidità
Stampa articoloEntra nel vivo la riforma della disabilità. Dal 1° marzo 2026 altre 40 province italiane parteciperanno alla sperimentazione del nuovo sistema di accertamento dell’invalidità civile. Significa che quasi metà del Paese adotterà nuove regole, destinate a diventare definitive dal 1° gennaio 2027.
Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico. Cambierà il modo stesso in cui lo Stato riconosce e valuta la disabilità. E per molte donne, madri, figlie, caregiver e lavoratrici che convivono con una condizione di fragilità o assistono un familiare, le novità sono concrete e immediate. Riguarderanno le nuove domande, ma anche le revisioni di chi ha già un riconoscimento.
Riforma disabilità: le province coinvolte nella sperimentazione
Come riportato da Panorama dal 1° marzo 2026 la sperimentazione si estenderà a 40 nuove province. Tra queste Roma, Milano, Torino, Bologna, Venezia, Cagliari, Bergamo, Verona, Treviso, Bolzano, Catania, Messina, Reggio Calabria, Caserta e molte altre realtà distribuite su tutto il territorio nazionale.
La prima fase pilota era partita a inizio 2025 in nove province, tra cui Brescia, Firenze, Perugia e Salerno. Dal 30 settembre 2025 si erano aggiunte altre undici province, comprese la Provincia autonoma di Trento e la Valle d’Aosta.
L’obiettivo è testare un sistema che dal 2027 diventerà l’unico valido in tutta Italia. Una svolta che punta a superare le differenze territoriali che, negli anni, hanno inciso in modo significativo sui tempi e sugli esiti delle valutazioni.
L’INPS accertatore unico: addio alle commissioni frammentate
La novità centrale è chiara: l’INPS diventa accertatore unico su tutto il territorio nazionale. Non ci saranno più commissioni distribuite tra Asl e altri enti. La valutazione sanitaria e funzionale sarà gestita in modo uniforme dall’Istituto, con criteri standardizzati.

Questa scelta mira a ridurre le disparità tra province. In passato, la stessa patologia poteva, infatti, ricevere giudizi differenti a seconda del luogo di residenza.
La centralizzazione rappresenta, dunque, un cambio di paradigma. Resta però da verificare sul campo se garantirà davvero tempi più rapidi e maggiore uniformità.
Nuovo accertamento INPS: come funziona la procedura
Per le cittadine e i cittadini il cambiamento più immediato riguarderà la procedura. Scomparirà la tradizionale domanda amministrativa per il riconoscimento dell’invalidità civile. Al suo posto arriverà il certificato medico introduttivo telematico. Il percorso inizierà dal medico certificatore, che trasmetterà online all’INPS la documentazione sanitaria necessaria.
Potrà occuparsene il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta o uno specialista del Servizio sanitario nazionale o di una struttura accreditata, purché dotato di firma digitale. Con l’invio del certificato si attiverà automaticamente l’intero iter di accertamento.
Non servirà più presentare ulteriori domande cartacee o rivolgersi a più uffici per avviare la pratica. Dopo il riconoscimento della condizione di disabilità, i dati socioeconomici utili per l’eventuale erogazione delle prestazioni economiche possono essere trasmessi online, in autonomia tramite il portale INPS oppure con il supporto di patronati e associazioni di categoria.
Una semplificazione che può alleggerire un percorso spesso vissuto come complesso e faticoso, soprattutto per chi già affronta difficoltà sanitarie o familiari.
Certificazione unica di disabilità: un solo verbale per più diritti
Un’altra novità rilevante è la certificazione unica di disabilità. Non ci saranno più verbali distinti per invalidità civile, legge 104, cecità o sordità. Un solo documento consentirà di accedere alle diverse prestazioni, comprese quelle fiscali. Questo vorrà dire meno frammentazione burocratica e maggiore chiarezza nei passaggi amministrativi.
Per molte famiglie, spesso costrette a districarsi tra norme diverse e richieste multiple, si tratterà di un cambiamento atteso da tempo.
Valutazione multidimensionale: non solo percentuali
La riforma supererà l’approccio puramente medico-legale basato sulla percentuale di invalidità, introducendo la valutazione multidimensionale.
In concreto, la disabilità non verrà più considerata soltanto come una patologia da classificare. Si guarderà all’impatto reale sulla vita della persona. La nuova valutazione di base utilizzerà i codici clinici che classificano le malattie e i codici che misurano l’incidenza della condizione sul funzionamento quotidiano, sulle relazioni sociali e sull’attività lavorativa.
Durante la visita è previsto un questionario standardizzato che rileverà il livello di partecipazione e le limitazioni nelle attività della vita quotidiana. Si tratta di un passaggio importante, perché riconosce che la disabilità non è solo un dato sanitario, ma una condizione che coinvolge autonomia, lavoro, relazioni e qualità della vita.
Verranno inoltre introdotti quattro livelli di intensità di sostegno: lieve, medio, elevato e molto elevato. Questa graduazione permetterà di calibrare meglio interventi e prestazioni in base ai bisogni effettivi.
“Il Progetto di vita”: la persona al centro
Al centro del nuovo sistema ci sarà il cosiddetto “Progetto di vita”, non una semplice fotografia sanitaria, ma un percorso personalizzato che tiene conto delle aspirazioni, delle potenzialità e delle difficoltà concrete della persona. L’obiettivo è costruire interventi coerenti con la storia individuale e con i contesti di vita, dalla scuola al lavoro, fino alla dimensione familiare e sociale.
Questo approccio allinea l’Italia ai modelli internazionali più avanzati e alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Per molte donne con disabilità o per chi si prende cura di un familiare fragile, significa poter contare su una visione più ampia, meno burocratica e più centrata sulla qualità della vita.
I destinatari e i prossimi step
La nuova procedura riguarderà prima di tutto le nuove domande presentate nelle province in sperimentazione. Coinvolgerà anche chi è già titolare di un riconoscimento e deve sottoporsi a revisione alla scadenza prevista.
Chi ha già ottenuto l’invalidità civile o il riconoscimento della disabilità non dovrà ripetere l’intero percorso con regole differenti, salvo nei casi di revisione programmata.
Dal 1° gennaio 2027 la riforma sarà operativa in tutta Italia. La sfida sarà trasformare le promesse di semplificazione e uniformità in risultati concreti. Tempi certi, criteri chiari, meno disparità territoriali. È su questo terreno che si misurerà il successo della riforma.
Per milioni di famiglie, non sarà solo una questione amministrativa, ma un tema di diritti, dignità e qualità della vita.