Siamo nel 2023 ma episodi di intolleranza e discriminazione razziale continuano ad accadere anche nel nostro paese. L’ultimo caso viene da Licata, comune in provincia di Agrigento, dove il titolare di una pizzeria locale è stato vittima di pesanti insulti razzisti da parte di alcuni clienti.
In particolare, il proprietario de “La Fauzzeria”, Gianluca Graci, ha raccontato sui social di essersi sentito dire frasi come “Non vengo più nella tua pizzeria perché le ultime due volte ho trovato due ragazzi di colore dietro il bancone” e “Sai chi ha condito le mie pizze? Quel ‘negro’…? Allora non le voglio più, mi fa schifo solo il pensiero che quelle mani abbiano toccato il cibo che mangio”.
Parole che hanno profondamente indignato il pizzaiolo, il quale ha risposto duramente ai suoi clienti intolleranti.
“A me voi fate senso e mi fate pure paura”. Graci ha poi raccontato di esser stato anche “ammonito” da alcuni suoi stessi colleghi, che gli consigliavano di “tenere nascosti” i dipendenti di colore “per non perdere clientela”. Lui non ci sta e difende strenuamente i suoi collaboratori di origine africana, sottolineando come siano invece “educati e volenterosi” e che, a differenza di molti italiani, siano grati per il lavoro e lo stipendio ricevuto.
Purtroppo non è il primo episodio di intolleranza razziale che si verifica in Sicilia. Già la scorsa estate, ad Agrigento, una turista era andata via da un ristorante locale dopo aver saputo che la chef era di origini senegalesi. Anche in quell’occasione il titolare del locale aveva stigmatizzato l’accaduto sui social. “Una regressione chiassosa, tragica, opprimente dell’umanità”, ha definito Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, network di cui fa parte lo stesso Graci. “Contro una scelta inclusiva e corretta di chi è orgoglioso di avere collaboratori motivati e volenterosi, che difende il suo staff senza incertezze e si espone”, ha aggiunto.
L’Associazione Pizzaioli di Licata ha espresso la sua solidarietà a Graci, dichiarando: “Ci dissociamo completamente da questi comportamenti meschini che non rappresentano la nostra categoria né la città di Licata”. Resta l’amarezza per il ripetersi di simili casi di intolleranza, che infangano l’immagine di una Sicilia che vorrebbe essere accogliente e inclusiva.
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