Le motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Assise di Brescia ha condannato all’ergastolo Paola e Silvia Zani e Mirto Milani per l’omicidio di Laura Ziliani, ex vigilessa di Temù e madre delle due ragazze, contengono particolari agghiaccianti. Nelle confessioni rese ai magistrati, le due sorelle raccontano nel dettaglio la notte dell’8 maggio 2021 in cui è stata uccisa la madre dopo averle somministrato dei muffin contenenti una dose letale di benzodiazepine.
“Ricordo di essere entrata da sola nella camera da letto di mia mamma. La luce era spenta e mia mamma dormiva. Non ricordo di preciso quando, ma ad un certo punto è entrata anche Paola. Io ricordo di aver messo le mani intorno al collo di mia mamma. Ricordo che Paola la teneva ferma con il suo peso e le teneva il corpo fermo con le braccia. Non era su di lei, ma mi aiutava tenendola ferma. Con entrambe le mani le stringevo il collo, ma mia madre ha iniziato a rantolare e penso che si sia svegliata, mi sembrava quasi che volesse dire qualcosa” racconta Silvia Zani.
La ragazza prosegue descrivendo come l’intervento di Mirto Milani che l’ha aiutata a stringere le mani al collo della madre non sia servito a porre fine velocemente alla vita di Laura Ziliani: “Pensavo che sarebbe stato tutto molto più rapido e meno doloroso, credevo che sarebbe durato meno di un minuto, pochi secondi e che sarebbe presto finito tutto. Invece ne è uscito un pasticcio”.
Silvia Zani racconta di aver preso “un sacchetto del tipo di quelli dell’immondizia di colore blu” e di averlo infilato sulla testa della madre ancora in vita, chiudendolo con una striscia di velcro. “Io ricordo che mia madre respirava ancora: infatti il sacchetto si gonfiava e si sgonfiava così dà appiccicarsi alla sua faccia. Mia madre continuava a dimenarsi mentre Paola la teneva ferma. Ricordo di aver detto “Muori pu**ana” perché in quel momento la odiavo perché mi stava costringendo a farle quello, mi avrebbe rovinato la vita”.
Anche Paola Zani conferma di aver tenuto ferma la madre mentre la sorella la soffocava: “Io dovevo tenerla ferma e lei strangolarla. Ma mamma si agitava, tanto che a un certo punto ho pensato mi avesse rotto un dito. Ricordo di essere stata su di lei tanto tempo, aveva degli spasmi… mi è sembrato eterno”. L’idea dell’omicidio, stando al racconto di Paola Zani, sarebbe nata dalla mente di Silvia Zani e Mirto Milani: “Si chiudevano in camera, facevano cose strane con delle attrezzature da chimico. Mi hanno messa al corrente del progetto solo a fine 2020. All’inizio non volevo partecipare, piuttosto preferivo morire io. Poi ho deciso di collaborare”.
Dopo aver ucciso la madre, le due sorelle e Mirto Milani avrebbero avvolto il corpo in sacchi di plastica e cemento, per poi caricarlo in auto e gettarlo in un dirupo. Il movente, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza, sarebbe legato alla volontà di “gratificare l’ego del gruppo e celebrare adeguatamente la loro coesione”.
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