Laura Mattarella: “Parità? Solo sulla carta, per le donne la strada è ancora lunga”

di Romina Ferrante
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Da oltre dieci anni accompagna il padre in ogni appuntamento istituzionale. Laura Mattarella, figlia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è una presenza discreta nella vita pubblica italiana. A 58 anni, compiuti da poco, rappresenta quella figura che al Quirinale svolge il ruolo di padrona di casa nelle occasioni ufficiali.

Dal 3 febbraio 2015, giorno dell’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, Laura lo affianca nella rappresentanza istituzionale dopo la morte della moglie del capo dello Stato, Marisa Chiazzese, scomparsa nel 2012.

L’intervista concessa al Tg3, la prima davanti a una telecamera, assume un valore particolare perché arriva proprio l’8 marzo, nella Giornata internazionale della donna e nell’anno che ricorda gli 80 anni dal primo voto alle donne in Italia, avvenuto nel 1946.

La scelta di lasciare il lavoro

Nel corso dell’intervista, Laura Mattarella racconta una decisione che ha segnato profondamente la sua vita personale e professionale.

“Da più di dieci anni la mia vita è cambiata per scelta, ho deciso di non lavorare e seguire mio padre, ho fatto una scelta molto precisa quando mio padre è stato eletto, quindi per ora non svolgo la mia attività professionale, ma ho lavorato una vita, e conosco molto bene le difficoltà che una donna, con bambini piccoli in particolare, affronta quotidianamente quando deve lavorare”.

Prima di assumere questo ruolo istituzionale informale, Mattarella ha esercitato per anni la professione di avvocata. Proprio quell’esperienza le consente di osservare con lucidità le difficoltà che molte donne incontrano nel mondo del lavoro, soprattutto quando devono conciliare carriera e maternità.

Ottant’anni dal voto alle donne: una conquista storica

L’intervista assume anche un significato simbolico perché coincide con una ricorrenza fondamentale per la storia civile italiana: gli 80 anni dal diritto di voto alle donne.

Per Laura Mattarella quel passaggio rappresenta uno dei momenti più rilevanti della democrazia italiana: “Il primo voto alle donne ha avuto un significato molto importante, perché è stato la conclusione di un percorso molto lungo che ha portato finalmente al riconoscimento del ruolo delle donne nella società italiana”.

Nel 1946, in occasione del referendum tra Monarchia e Repubblica e dell’elezione dell’Assemblea Costituente, le donne italiane votarono per la prima volta a livello nazionale. Fu una svolta politica e sociale che riconobbe formalmente il loro ruolo nella costruzione della Repubblica.

Eppure, secondo Mattarella, quella conquista non ha ancora prodotto una piena uguaglianza nella vita quotidiana.

Parità formale e realtà quotidiana

Uno dei passaggi più diretti dell’intervista riguarda proprio la distanza tra diritti riconosciuti e condizioni reali.

“Manca ancora molto”. Con questa frase Laura Mattarella riassume la situazione attuale della parità di genere in Italia. “Sulla carta abbiamo una parità piena, ma nei fatti dobbiamo fare ancora tanta strada”.

Tra gli esempi più evidenti cita il divario salariale tra uomini e donne, una disparità che continua a caratterizzare il mercato del lavoro italiano.

Secondo Mattarella, il problema non riguarda solo gli stipendi, ma anche la presenza femminile nelle posizioni apicali: “Abbiamo poche donne al vertice e sono viste come eccezioni”.

Nell’ultimo decennio l’Italia ha registrato alcune prime volte importanti: una donna alla guida del governo, una donna alla presidenza della Corte costituzionale, una alla guida della Corte di Cassazione, ma proprio il fatto che queste nomine siano ancora percepite come eventi straordinari dimostra quanto la normalità sia ancora lontana.

Per Laura Mattarella la vera parità arriverà quando il genere non sarà più una notizia. “La vera parità sarà raggiunta solo quando delle donne arrivate ai vertici si parlerà per il curriculum e non come eccezioni”.

Questo cambiamento, però, non riguarda solo le istituzioni o il mondo del lavoro. Richiede una trasformazione più ampia, che coinvolge cultura, educazione e modelli sociali.

Un cambiamento culturale necessario

Secondo Laura Mattarella, il nodo principale resta il riequilibrio dei ruoli tra uomini e donne. “I ruoli devono essere assolutamente riequilibrati. Non può esserci un modello maschile sul lavoro e un modello femminile dentro casa”.

La questione riguarda quindi la struttura stessa della società: la distribuzione delle responsabilità familiari, le opportunità professionali, la percezione del lavoro femminile.

“Serve ancora un lungo lavoro a livello culturale e sociale, serve un impegno costante a livello educativo e formativo di tutti, uomini e donne, perché la parità sia veramente effettiva”.

Il messaggio è chiaro: senza un cambiamento culturale profondo, le norme e le politiche di parità rischiano di restare incomplete.

Maternità e carriera: un equilibrio difficile

Uno dei passaggi più personali dell’intervista riguarda il rapporto tra maternità e lavoro.

Per molte donne, spiega Laura Mattarella, avere figli continua a rappresentare un ostacolo professionale. “Io l’ho vista in questi termini. È stato difficile contemperare, difficile trovare un equilibrio… Non è facile per nessuna trovare una soluzione”.

Non esiste una formula universale che permetta di conciliare perfettamente famiglia e carriera. “Non c’è una regola, ogni donna deve trovare da sola il proprio equilibrio e molto dipende dal mondo che hai intorno, sul lavoro e a casa”.

La riflessione finale è forse la più amara. “Tranne pochissime eccezioni non conosco una donna, nessuna amica, che non mi abbia detto di aver pagato la maternità sul piano lavorativo”. Una frase che riassume una realtà ancora diffusa nel mercato del lavoro italiano.

Il ragionamento di Laura Mattarella non riguarda soltanto le donne. “Fino a che tutte le donne non riusciranno ad emergere, l’intera società italiana risulterà impoverita”.

Il tema della parità di genere, quindi, non è una questione che riguarda solo il mondo femminile. Tocca la crescita economica, l’equilibrio sociale e la qualità stessa della democrazia.

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