Gino Cecchettin a Che tempo che fa: “I maschi dicano ti amo alle compagne”

di Gaetano Ferraro


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“Non hanno odiato, né alzato la voce con nessuno. Non hanno attaccato il carnefice di Giulia, né se la sono presa come spesso accade con chi sta in cielo o è sulla terra. Hanno stupito molti, aprendo il cuore e ragionando, in mezzo alla tempesta”. Così Gino Cecchettin, padre di Giulia, la studentessa barbaramente uccisa dall’ex fidanzato lo scorso 10 novembre, ha descritto il comportamento della sua famiglia dopo la tragedia.

La compostezza dopo la tragedia, nonostante gli insulti

Eppure, nonostante la compostezza e la pacatezza, la famiglia Cecchettin non ha ricevuto solo solidarietà. Sui social network e sui siti di informazione, Gino e la figlia Elena sono stati bersagliati da critiche, insinuazioni e soprattutto da veri e propri insulti e minacce di morte. Frasi indicibili, centinaia di messaggi d’odio rivolti a Giulia e ai suoi cari. Per questo i Cecchettin hanno sporto denuncia alla Polizia Postale, presentando già due querele per diffamazione. Il legale della famiglia ha annunciato che “ogni ulteriore azione diffamatoria troverà pronta reazione legale”.

Minacce e accuse assurde sui social contro la famiglia Cecchettin

Nel mirino degli odiatori del web è finita soprattutto Elena, che aveva puntato il dito contro il “patriarcato” invitando a non restare inerti di fronte all’ennesimo femminicidio. La ragazza è stata tempestata di insulti e minacce, accusata persino di satanismo. Anche l’intervento del padre Gino a “Che Tempo Che Fa” ha scatenato commenti vergognosi, costringendo i gestori della pagina Facebook della trasmissione a rimuoverli.

L’appello di un padre agli uomini: dite “ti amo” alle vostre donne

Proprio in tv, Cecchettin ha lanciato un forte appello agli uomini: “Dite ‘ti amo’ alle vostre compagne, non ‘ti voglio bene’. E fatelo adesso”. Parole che colpiscono per la loro semplicità e che rivelano il cambiamento interiore di un padre devastato dal dolore. “Ho cercato di capire dove ho sbagliato – spiega Gino – e di combattere una battaglia di cui prima non ero a conoscenza”. Ora sosterrà la figlia Elena nella lotta contro il femminicidio, con l’idea di creare una fondazione. “Il problema è serio e va affrontato – dice – il patriarcato porta al possesso, a considerare le donne come proprietà”.

Una fondazione contro il femminicidio per onorare la memoria di Giulia

Per Cecchettin bisogna partire dal linguaggio di tutti i giorni, dalle piccole frasi che sembrano innocue ma non lo sono. I genitori devono educare diversamente, riconoscere le fragilità. A febbraio Giulia avrebbe conseguito la laurea. Il padre confessa di aver percepito con anticipo la tragedia: “Un padre certe cose le sente, ho cominciato a piangere Giulia dalla domenica prima”. Ora vuole proseguire sulla strada tracciata dalla figlia: “Voglio amare, non odiare. Faremo di tutto per onorarne la memoria, danzando sotto la pioggia”.

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