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Raschiamento uterino dopo aborto, rischi e convalescenza
Stampa articoloIl raschiamento uterino dopo l’aborto è un intervento importante per ripulire l’utero in seguito ad una gravidanza non andata a buon fine e di solito si effettua in anestesia generale o spinale, a seconda dei casi o di eventuali controindicazioni. E’ un intervento che deve essere programmato entro 15 giorni dall’aborto spontaneo e che di solito si fa in day hospital, per cui la paziente non appena si riprende può tornare alla vita di tutti i giorni.
In realtà però, bisogna dirlo, questo intervento si fa anche in caso di interruzione volontaria della gravidanza e in qualche caso ha persino un ruolo terapeutico, per esempio in caso polipi o piccoli fibromi uterini.
I rischi del raschiamento uterino
Molto spesso ci si chiede se un raschiamento possa compromettere la fertilità e il motivo è moto semplice. Di solito è una procedura strettamente collegata ad un aborto spontaneo, quindi a circostanze particolari che hanno a che fare sia con il concepimento sia con la possibilità di portare a termine la gravidanza senza rischi. Ma in realtà pare che non ci sia alcun evidente rischio e che anche dopo un raschiamento sarà possibile concepire un figlio. Le cose sono un po’ diverse se il raschiamento si rende necessario per via di una qualche patologia all’utero: dovendo scavare più a fondo, nel caso in cui ci siano fibromi o masse da rimuovere, è chiaro che qualche rischio potrebbe esserci.
Convalescenza dopo un raschiamento
Il tempo di recupero è brevissimo: nel giro di due giorni sarete nuovamente in piedi e potrete persino tornare a lavoro, riprendendo tutte le vostre normali e abitudinarie attività. Dopo un raschiamento andrebbero evitati i rapporti sessuali almeno per un mese, ma ovviamente la tempistica dipende dalla ripresa, che è soggettiva, e dal motivo per cui è stato intrapreso questo tipo di intervento.
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