Zaha Hadid, chi era la regina dell’architettura contemporanea

di Veronica Picazzo
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Zaha Hadid, uno dei più grandi architetti contemporanei, celebre per i suoi progetti futuristici è morta a causa di un infarto in un ospedale di Miami, dove era in cura per una bronchite. Una donna dagli occhi svegli, intraprendente e dotata, che ha lasciato impronte e forme evidenti praticamente in ogni città del pianeta. Tra gli ultimi progetti ci sono lo stadio di nuoto dei Giochi di Londra 2012 e il MAXXI di Roma: tutte opere che univano la sua visione del futuro al paesaggio, senza snaturamenti o compromessi. Unioni di spazi fluidi, forme allungate e angoli: tutte tracce esemplari del suo modo di fare architettura.

Zaha Hadid è nata a Baghdad 65 anni fa, ha studiato a Beruit e a Londra e nel 2014 è stata la prima donna a ricevere un riconoscimento molto prestigioso, il Premio Pritzker, considerato al pari di un Nobel nel mondo dell’architettura, oltre ad aggiudicarsi la Medaglia d’Oro del Royal Institute of British Architects, a cui si aggiunge il Premio Stirling del 2010 e del 2011. Nel 2010 Forbes l’ha anche inclusa tra le 100 personalità più influenti del mondo.

Il suo è stato uno stile architettonico assolutamente riconoscibile: i suoi edifici si caratterizzano per forme e curve molto potenti, strutture allungate con una prospettiva multipla, tutti palazzi ed edifici iconici progettati nel suo modesto studio londinese, ma sparsi per il mondo.

Anche Italia questo architetto iracheno ha lavorato tantissimo e una delle sue ultime opere degne di nota è senza dubbio il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma, ma tra i suoi lavori italiani c’è anche il quartiere City life di Milano: al suo interno uno dei centri residenziali e una delle torri ancora in costruzione sono suoi progetti.

Una carriera non facile, quella di Zaha Hadid, che ha davvero fatto tanta fatica per affermarsi in Gran Bretagna come donna architetto, fino a quando l’archistar non ha ricevuto la commessa per il Museo dei trasporti di Glasgow, il suo primo progetto “visionario” trasformato in realtà e ultimato nel 2011. Era una donna che combatteva per la sua arte e per i suoi progetti, che credeva in un’architettura nuova, estrema e rivoluzionaria.

Il mondo dell’architettura oggi è a lutto, ma i messaggi di cordoglio più sinceri sono arrivati dai suoi più noti colleghi.”Nessuno, tra gli architetti degli ultimi decenni, ha avuto più influenza di lei”, ha detto Lord Rogers, l’architetto artefice del Centre Pompidou e del Millennium Dome.

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