Visitare l’Avana, la vecchia Cuba ancora per poco!

Con Fidel che non è in gran forma e suo fratello Raul che inizia a strizzare l’occhio al capitalismo, per vedere la vera Cuba non c’è tempo da perdere. Quindi, presumendo che tu stia leggendo questo articolo mentre sei in taxi verso l’aeroporto, ecco cosa non devi perdere.
La Avana è una caramella barocca, dolcissima e intrigante, tanto da spenderci almeno tre-quattro giorni, senza nemmeno accorgersi del tempo che passa.

Si dorme nelle vecchie case coloniali trasformate in hotel, meglio se un po’delabré, come l’Hotel Santa Isabel, en la Plaza de Armas, o all’Hotel Florida in calle Obispo, che ancora odora dei sigari di Hemingway, o nel delizioso Hotel Conde de Villanueva, nove camere che profumano di sigaro veramente – e dei sigari cubani hanno anche il nome – perché si trova proprio di fianco alla Casa del Habano.

Per ora, e non si sa ancora per quanto, gli hotel – così come i ristoranti, i taxi, i negozi – sono regolati dallo Stato e niente è lasciato all’imprenditoria privata: prezzi quindi uniformi dappertutto e nessuna possibilità di eventuali “fregature”.

Il tuo architour della Cuba che sta per scomparire passa per il Museo de la Revoluciòn, con il suo scalone imponente che porta alla Sala de los Espejos e vari documenti sulla rivoluzione del Che. Da non perdere un passaggio davanti al Ministero dell’Interno, un edificio bianco in stile socialista con un ritratto in basso-rilievo del Che accompagnato dal suo eterno slogan, “Hasta la victoria siempre”.

E’ “solo” una gelateria, ma architettonicamente da non perdere Coppelia, con le sue vetrate colorate un po’ art-deco ed è bellissimo, nella sua severità addolcita dai marmi colorati della lobby, l’edificio Bacardi.

Lo shopping a Cuba è pressoché nullo: nei negozi frequentati dai cubani non c’è assolutamente niente da comprare – e niente nemmeno in vetrina – e al massimo, più per disperazione che per altro, riuscirai a portare a casa una collanina di semi o un cappello di paglia. Spesa totale, massimo cinque euro.

Con qualcosa bisogna pure rifarsi. Ed è qui che interviene il mojito. Se sei astemia smetti pure di leggere, perchè il mojito a Cuba non è solo un’istituzione, ma un vangelo. Ne devi provare uno in ogni bar che incontri, dal mitico Floridita (Hemingway, ancora una volta, ne faceva un uso smodato) alla Bodeguita del Medio (e indovina chi ci passava tanto del suo tempo? Ebbene sì ancora Mr. Papa).

A questo punto ti sarà venuta fame: la cucina cubana non brilla per inventiva – molto riso, molto pollo, molti frijoles, fagioli neri – ma se ti diciamo che l’aragosta costa come una pizza magari ti torna il buonumore. Vai a mangiare in un paladar, una casa privata a cui lo stato concede di fare da mangiare per ospiti e turisti. Noi abbiamo provato la Guarida, dove andava Fidel Castro quando era in forma e Sean Penn e Benicio del Toro che in forma lo sono ancora.

Così come è imprescindibile bere mojito è altrettanto obbligatorio ballare: che ti piaccia o no, la musica – che è veramente dappertutto – e un cubano, giovane o vecchio che sia, ti trascineranno in una salsa o in un melodico son. Se non sai ballare non importa: i cubani sono ballerini eccezionali e ti guideranno senza nemmeno pestarti i piedi. E sarà l’esperienza più bella della tua vacanza.


Daniela de Rosa
, giornalista professionista, vive a Londra. Ha lavorato per Il Giornale di Montanelli, D la Repubblica delle Donne, Anna, Elle, Donna Moderna, Il Diario, Dove, Carnet, Airone, Belleuropa. Ha scritto e condotto trasmissioni radiofoniche su Rai RadioDue. Nel 2000 ha ideato e tuttora dirige www.permesola.com. Ha pubblicato Venezia Women-friendly, la prima di una serie di guide di viaggio pensate per un pubblico femminile.

 

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