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Il virus della nave che ha fatto isolare una hostess KLM: quello che c’è da sapere sull’hantavirus
Stampa articoloUna nave da crociera bloccata nell’Atlantico, tre morti, una hostess KLM ricoverata in isolamento ad Amsterdam. Negli ultimi giorni il nome hantavirus è comparso ovunque, ma le spiegazioni su cosa sia davvero questo agente patogeno sono rimaste spesso vaghe. Il punto di partenza è semplice: l’hantavirus non è un virus nuovo, non si trasmette per via aerea come il Covid e il rischio per chi non frequenta zone rurali con infestazioni di roditori è oggettivamente basso. Detto questo, il focolaio sulla nave MV Hondius ha caratteristiche particolari che vale la pena capire.
Cos’è l’hantavirus: origini e famiglia
L’hantavirus appartiene alla famiglia Hantaviridae. Il nome deriva dal fiume Hantan, in Corea del Sud, dove negli anni Cinquanta del Novecento i ricercatori identificarono per la prima volta un agente virale responsabile di una sindrome emorragica con coinvolgimento renale tra i soldati americani durante la guerra di Corea.
Da allora sono stati identificati decine di ceppi diversi, distribuiti in tutti i continenti tranne l’Antartide. Ogni ceppo è associato a una specie specifica di roditore selvatico che funge da serbatoio naturale del virus. I roditori ospitanti non si ammalano: trasportano il virus e lo diffondono attraverso urine, feci e saliva.
Come si trasmette: la regola del roditore
La via di trasmissione principale è il contatto con roditori infetti o con i materiali contaminati dalle loro deiezioni. Nella pratica, questo accade soprattutto in contesti rurali o semi-rurali: lavoratori agricoli, escursionisti, persone che soggiornano in baite o rifugi non frequentati, addetti allo sgombero di locali chiusi da tempo.
Le modalità di esposizione più comuni sono:
- inalazione di particelle di polvere contaminate da deiezioni di roditori
- contatto diretto con un roditore infetto, vivo o morto
- morso di un roditore portatore
L’hantavirus non si trasmette attraverso acqua o alimenti, non si prende toccando superfici e non si diffonde attraverso zanzare o altri insetti. Una persona infetta non rappresenta un rischio per chi le sta vicino, con una sola eccezione rilevante.
Il ceppo Andes: l’unico che si trasmette tra persone
Il ceppo Andes, endemico in Argentina e Cile, è l’unica variante di hantavirus per cui la scienza ha documentato casi di trasmissione da persona a persona. Si tratta di eventi rari, ma accertati: il contagio avviene attraverso il contatto prolungato e ravvicinato con una persona nella fase acuta della malattia, principalmente per via di droplet respiratori o fluidi corporei.
Questa caratteristica spiega perché il focolaio della MV Hondius preoccupa più di un caso isolato di hantavirus contratto in campagna. La crociera era partita dall’Argentina, Paese che l’OMS classifica come quello con la più alta incidenza di hantavirus in America Latina. Il ministero della Salute argentino ha segnalato 101 casi dall’estate 2025, circa il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se il ceppo circolante sulla nave è il ceppo Andes, il tracciamento dei contatti stretti delle persone infette diventa una priorità diversa rispetto ai casi “standard” di hantavirus.
I sintomi: quando preoccuparsi
L’hantavirus provoca due quadri clinici principali, a seconda del ceppo:
Febbre emorragica con sindrome renale (HFRS): più diffusa in Europa e Asia. Sintomi iniziali simili all’influenza (febbre alta, dolori muscolari, mal di testa, brividi), seguiti da coinvolgimento renale di varia gravità. La maggior parte dei casi guarisce senza conseguenze permanenti.
Sindrome cardio-polmonare da hantavirus (HCPS): associata ai ceppi americani, incluso il ceppo Andes. Esordio simile all’influenza, poi rapido deterioramento respiratorio. Questa forma ha una mortalità più elevata, stimata tra il 30 e il 40 per cento nei casi gravi non trattati.
Il periodo di incubazione varia da una a sei settimane, secondo i dati OMS. Questo intervallo ampio ha conseguenze pratiche rilevanti: chi è stato esposto a un caso confermato può sviluppare i sintomi anche un mese e mezzo dopo il contatto.
| Caratteristica | HFRS (Europa/Asia) | HCPS (Americhe) |
|---|---|---|
| Ceppi principali | Puumala, Hantaan, Seoul | Sin Nombre, Andes |
| Organo bersaglio | Reni | Polmoni, cuore |
| Trasmissione interumana | No | Solo ceppo Andes (rara) |
| Mortalità stimata | 1-15% (varia per ceppo) | 30-40% nei casi gravi |
| Diffusione geografica | Europa, Asia | Nord e Sud America |
Fonte: OMS, Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Dati aggiornati al 2026.
L’incubazione lunga: perché i ~40 passeggeri della nave restano sotto sorveglianza
Tra i dettagli emersi nelle ultime ore c’è un dato che spiega perché le autorità sanitarie di mezzo mondo stiano ancora cercando i circa quaranta passeggeri sbarcati sull’isola di Sant’Elena prima che il focolaio fosse reso pubblico. Con un’incubazione che può arrivare a sei settimane, una persona esposta durante la crociera potrebbe sviluppare sintomi fino ai primi giorni di giugno. Il tracciamento non è quindi un’operazione chiusa: è ancora aperta.
Cura e prevenzione: cosa esiste oggi
Non esiste un vaccino approvato contro l’hantavirus. Il trattamento è di supporto: gestione della febbre, idratazione, monitoraggio della funzione renale o respiratoria a seconda del quadro clinico. Nei casi gravi di HCPS può essere necessaria la ventilazione meccanica. Il farmaco antivirale ribavirina è stato utilizzato in alcuni contesti con risultati variabili, ma non è approvato specificamente per questa indicazione in tutti i Paesi.
La prevenzione si basa sulla riduzione dell’esposizione ai roditori: non toccare topi o ratti selvatici, indossare guanti e mascherina se si deve pulire ambienti che potrebbero essere stati frequentati da roditori, arieggiare prima di entrare in spazi chiusi e inutilizzati.
Il rischio reale: cosa dice l’OMS
L’OMS ha confermato il 6 maggio 2026, per voce del direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, che il rischio per la salute pubblica globale legato al focolaio della MV Hondius rimane basso. Il virologo Fabrizio Pregliasco, dell’Università di Milano, ha ricordato nei giorni scorsi che “l’hantavirus è noto da tempo e presenta modalità di trasmissione molto diverse” da quelle del Covid: “Non siamo di fronte a una situazione assimilabile a quella vissuta con il Covid”.
Per una persona che vive in città, non frequenta ambienti rurali e non è entrata in contatto con i passeggeri della MV Hondius o con i loro contatti stretti, il rischio concreto di esposizione all’hantavirus è estremamente basso.
In Italia circolano ceppi di hantavirus a bassa patogenicità, principalmente il ceppo Puumala, associato al topo selvatico Myodes glareolus. I casi registrati ogni anno sono pochi e concentrati in zone rurali e boschive del Nord Italia. La forma clinica prevalente in Europa è la HFRS, che nella maggior parte dei casi guarisce senza conseguenze gravi.
Il contatto diretto con un roditore infetto, anche morto, è una via di esposizione possibile. Il rischio aumenta se si maneggia un animale senza protezione in aree dove il virus è endemico. In contesti urbani, il rischio è considerato basso ma non nullo: è consigliabile usare guanti quando si rimuovono roditori morti e non toccare carcasse con le mani nude.
Il focolaio ha determinato casi in diversi Paesi europei, ma le autorità sanitarie europee hanno attivato i protocolli di sorveglianza e l’OMS ha confermato che il rischio per la salute pubblica globale rimane basso. Non si tratta di una diffusione comunitaria in Europa: i casi riguardano passeggeri della nave e loro contatti stretti, identificati e monitorati.
I dati globali precisi sono difficili da raccogliere per la frammentazione della sorveglianza. La mortalità varia enormemente in base al ceppo: dal 1-5% per i ceppi europei come il Puumala fino al 30-40% per il ceppo Sin Nombre nei casi gravi. In America Latina, l’Argentina è il Paese con la più alta incidenza registrata dall’OMS, con 101 casi segnalati dalla sola estate 2025.
Se nei giorni o nelle settimane successive a un soggiorno in aree rurali di Argentina o Cile hai febbre alta, dolori muscolari intensi e difficoltà respiratorie, è opportuno contattare il proprio medico e segnalare il viaggio recente. Il medico valuterà se procedere con accertamenti specifici. Non recarsi al pronto soccorso senza chiamare prima il 112 o il proprio medico di base.