Su cento donne una su quattro soffre di asma bronchiale già prima del concepimento, e in questi casi è frequente il mancato trattamento farmacologico per via di eventuali effetti collaterali sul feto. Studi clinici, invece, hanno dimostrato che al contrario è proprio l’asma a rivelarsi pericolosa sia per il feto che per la mamma che arbitrariamente decide di sospendere la terapia.
Non sottoporsi ad una cura adeguata durante la gravidanza può essere causa di una mancata ossigenazione al feto, specialmente nei casi in cui dovessero verificarsi degli attacchi d’asma. Sarà in ogni caso il medico curante o uno specialista a valutare le circostanze e ad associare al tipo di patologia un trattamento adeguato alla situazione e al periodo della gestazione.
Tra l’altro, da studi condotti in materia, si è osservato che proprio il periodo della gravidanza coincide con il miglioramento dei sintomi per le pazienti affette da una lieve asma, in altri casi le condizioni rimangono invariate, mentre nelle forme d’asma più gravi i sintomi peggiorano e gli attacchi possono manifestarsi più frequentemente.
Per affrontare la gravidanza nel modo più corretto possibile bisognerà fin da subito farsi seguire da uno specialista, che avrà il compito di ridurre al minimo i rischi sia per la paziente che per la vita che porta in grembo. In ogni caso la terapia non va interrotta per nessun motivo, se non a seguito di un’autorizzazione da parte del medico.
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