Anziani in famiglia: come tutelarli

Ad un certo momento della vita può capitare di avere un familiare anziano e malato, generalmente un genitore, che non è più in grado di badare del tutto a se stesso e che viene accudito all’ interno della famiglia.

Si tratta a volte di un’esperienza molto dolorosa, perché l’inversione dei ruoli genitore/figlio genera spesso smarrimento e tristezza, ma se fruita con la giusta dose di tempo e pazienza può invece diventare un momento di crescita, come tutti i momenti difficili, con la particolarità che potrebbe rivelarsi un tempo di grande intimità e di affettuosità, come mai ci eravamo potuti consentire prima.

Ci sono tuttavia delle situazioni giuridicamente più complicate delle altre, che necessitano di un’attenzione particolare.

Pensiamo al caso dell’anziano che vuole a tutti i costi conservare una sua forma di autonomia, magari occupandosi della piccola spesa quotidiana, e che dunque può trovarsi in balìa dello spregiudicato (per non dire delinquente) di turno che, approfittando del suo stato, gli vende enciclopedie, polizze, gli fa firmare impegni, contratti ed obbligazioni di ogni tipo.

In queste circostanze, se il nostro parente è stato ingannato, possiamo invocare l’incapacità di intendere e di volere per far annullare il contratto, ma abbiamo noi l’onere di provare lo stato di incapacità.

Per attenuare le difficoltà che derivano da queste circostanze, si può pensare a varie forme di tutela preventiva: dall’amministrazione di sostegno alla curatela, fino ad arrivare nei casi più gravi alla tutela.

Sostanzialmente si può graduare l’autonomia giuridica di una persona, attraverso il ricorso al Giudice che, accertato il reale stato e le reali capacità del soggetto, può decidere che gli sia assegnato un amministratore di sostegno, oppure un curatore o un tutore.

Generalmente il curatore o tutore è dapprima cercato tra le persone della famiglia: se non se ne trovano di disponibili o di adeguate, sarà il Giudice a nominarne d’ufficio uno ad hoc.

Le procedure di inabilitazione e di interdizione, proprio perché, nonostante siano create a tutela dei soggetti, sono comunque tese a privare la persona della sua autonomia (bene costituzionalmente protetto), sono molto rigorose: partono comunque dall’esame dell’individuo in questione per verificare con cura se veramente si tratti di persone che siano affette da una tale infermità da non essere capaci (del tutto o in parte) di badare ai propri interessi.

Ogni decisione del tutore o del curatore sarà visionata dal Giudice Tutelare: l’ordinaria amministrazione sarà oggetto di una relazione annuale, mentre la straordinaria amministrazione dovrà preventivamente essere autorizzata dal Giudice stesso.

La dichiarazione di inabilitazione o di interdizione può essere revocata se vengano meno le condizione che l’hanno determinata.

Naturalmente questi rimedi giuridici sono casi estremi, poiché spesso si riesce con atti ben più semplici a badare ai propri familiari, alle loro esigenze ed ai loro bisogni: basti pensare alla possibilità di cointestare il conto corrente sul quale può essere accreditata la pensione, così da poter provvedere alle necessità economiche, oppure a tutta una serie di deleghe per compiere, in vece dell’anziano parente, tutti quegli atti che implicano per loro un troppo grande dispendio di energie.

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