Amava tutte, per sempre: le donne che hanno ispirato le canzoni di Gino Paoli

di Redazione
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Gino Paoli è morto nella notte tra il 23 e il 24 marzo, a 91 anni, a Genova, circondato dai suoi affetti più cari. Con lui se ne va uno dei cantautori italiani che ha saputo trasformare ogni storia d’amore — e ogni dolore — in una canzone capace di durare decenni. Non è retorica: la sua discografia è letteralmente la mappa della sua vita sentimentale. E quella vita è stata tutt’altro che tranquilla.

Due matrimoni, almeno tre relazioni che hanno fatto storia, cinque figli, un proiettile rimasto nel torace per oltre sessant’anni. Gino Paoli non separava l’uomo dall’artista. Le donne che ha amato non erano ispirazione: erano materia.

Anna Fabbri, la moglie che è rimasta

Il primo incontro con Anna Fabbri risale al 1954. Lui ha vent’anni, suona, scrive, comincia a costruirsi una reputazione nei locali genovesi. I due si sposano nel 1957 e Anna diventa la moglie silenziosa di un uomo sempre in movimento — tra locali, case editrici, amicizie musicali, donne. È lei a tenersi insieme le macerie ogni volta che lui torna, o non torna.

La resilienza di Anna Fabbri nella storia di Gino Paoli è un dato di fatto, non una beatificazione. Nel 1963, quando Paoli tentò il suicidio sparandosi al petto, lui era solo in casa. Anna era partita, ma aveva lasciato le chiavi a un amico che poco dopo entrò a vedere come stava. Fu quell’amico a salvarlo. Lei tornò. Il matrimonio durò ufficialmente fino al 1970, attraversando anni difficili, relazioni parallele e un’esposizione mediatica che oggi chiameremmo devastante. Nel 1964, mentre la relazione con Stefania Sandrelli era di dominio pubblico, nello stesso anno nacque anche Giovanni, figlio di Gino Paoli e di Anna Fabbri.

Ornella Vanoni: mezz’ora per scrivere Senza fine, anni per dimenticarla

Ornella Vanoni e Gino Paoli erano coetanei — nati a un giorno di distanza l’uno dall’altra — e si conobbero nel 1961 nelle stanze di una casa editrice milanese. Lei cantava le storie della mala. Lui accettò di scriverle qualcosa. Ci mise una mezz’ora. Nacque Senza fine.

Da quel pomeriggio in redazione nacque anche una relazione sentimentale che avrebbe alimentato alcune delle sue composizioni più note: Anche se e Me in tutto il mondo — oltre, appunto, a Senza fine — portano l’impronta di quel legame.

Non fu una storia facile. Paoli era già sposato, e la relazione con Vanoni si sviluppò in parallelo agli altri amori. Ornella stessa, in una delle rare interviste in cui ha parlato apertamente, ha definito Paoli «il mio grande amore» aggiungendo però che «la scelta di fare un figlio ci aveva divisi». Paoli dal canto suo non era tenero nei giudizi. «Ornella è una bella persona, ma può diventare insopportabile» ha detto in più di un’occasione, con quella franchezza che non distingueva tra l’affetto e il fastidio. Ma nel 1985 i due erano di nuovo insieme sul palco: «Recitavamo così bene che perfino mia madre temette che la storia fosse ricominciata» raccontò Paoli ridendo. Non era ricominciata. Era diventata qualcosa d’altro: una complicità che la fine della storia non aveva scalfito.

Stefania Sandrelli: il grande amore, lo scandalo, la figlia

Era il 5 giugno 1961. Stefania Sandrelli aveva appena compiuto quindici anni e andò alla Bussola di Viareggio a sentire Paoli cantare. Era fan di La Gatta. Per farsi notare gli passò davanti indossando un abito verde con le frange. Lui non sapeva quanti anni avesse. Lei non sapeva che fosse sposato.

Quello che seguì fu definito scandaloso dall’Italia benpensante del tempo. Stefania Sandrelli, intervistata da Francesca Fagnani a Belve, ha dichiarato: «Non sapevo fosse sposato. È stato un grande amore, grandissimo, che ci ha fatto impazzire tutti e due». La storia andò avanti tra Roma e Milano, fughe notturne e riconciliazioni, fino al 1968 quando Stefania decise di chiudere un rapporto che aveva tratti poco sani. Ma il legame non si dissolse. Da amanti, i due erano diventati buoni amici, anche grazie alla figlia Amanda, con la quale Paoli duettò nel 1991. Quando nel 1984 Paoli scrisse Una lunga storia d’amore per la colonna sonora di un film interpretato proprio da Stefania, non era nostalgia: era la forma più matura di un sentimento che non aveva trovato un altro nome.

Il tentato suicidio del 1963: la scena con tre donne al capezzale

L’11 luglio 1963 Gino Paoli si sparò al petto. Il proiettile bucò il cuore e si conficcò nel pericardio, dove è rimasto incapsulato per tutta la vita. Non è mai stato rimosso. Le versioni sulle ragioni sono diverse. Lui stesso nel tempo ha dato risposte diverse: «Avevo tutto e non sentivo più niente» è una di quelle che ha ripetuto più spesso. Al capezzale, in ospedale, arrivarono Anna Fabbri, Stefania Sandrelli e Ornella Vanoni. Tre donne in una stanza, per un uomo che aveva cercato di non esserci più.

Stefania aveva sedici anni e non riusciva a capire: «Gino non è vero che mi ami, altrimenti non l’avresti fatto, rischiando di non vedermi più» gli disse. Poi, vent’anni dopo, in un’intervista avrebbe corretto quella lettura: «Non ci si uccide per le donne, ma per i fatti propri».

Paola Penzo: quella che ha «ridefinito l’amore»

Nel 1991 Gino Paoli sposò Paola Penzo, autrice di alcuni suoi brani. I due si erano conosciuti molti anni prima: nel 1980 era già nato il loro primo figlio, Nicolò. A distanza di dodici anni arrivò Tommaso, poi nel 2000 Francesco. Paola Penzo è rimasta al suo fianco fino alla fine. Non è una comparsa della storia: ha scritto testi, ha condiviso trent’anni di vita pubblica e privata, ha saputo come dargli la notizia della morte di Ornella Vanoni — al Corriere della Sera aveva raccontato la difficoltà di comunicargli quella scomparsa. Paoli l’aveva descritta in termini che, per uno come lui, erano il massimo dei complimenti: lei aveva superato tutte le altre. Non perché le avesse cancellate — lui non cancellava nessuno — ma perché con lei aveva trovato qualcosa di diverso.

I figli, la famiglia allargata e una frase che vale più di qualsiasi canzone

Gino Paoli ha avuto cinque figli da tre donne diverse. Giovanni da Anna Fabbri (nato nel 1964, scomparso di recente), Amanda da Stefania Sandrelli (nata il 31 ottobre 1964), Nicolò, Tommaso e Francesco da Paola Penzo.

Nel tempo, le ferite si erano rimarginate in qualcosa di più stabile. Stefania Sandrelli ha dichiarato di amare i figli di Paoli, di essere amica della moglie, e ha descritto la grande passione giovanile come trasformata in «ammirazione sconfinata per il suo talento». Lui aveva una sua filosofia, espressa con la stessa chiarezza con cui scriveva i testi: «Se amo una donna, è per tutta la vita: le ragioni per cui l’ho amata sussistono, la bellezza permane. Perché smettere solo perché non si va più a letto insieme?». Non è romanticismo. È il modo in cui un uomo di quella generazione, con quella storia, guardava indietro senza vergogna. Per le donne che lo hanno amato — e che lui ha amato, ognuna a modo suo — quella frase è forse il riconoscimento più onesto che potevano aspettarsi.

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