Essere sposati, anzi no: quando il matrimonio è nullo

Tra le star straniere, soprattutto di Hollywood, il matrimonio in Italia è ormai di moda; le bellezze naturalistiche, l’arte, l’eleganza da sempre associati al Belpaese spingono molti vip a sorvolare l’oceano per dire il fatidico “sì” e ad invitare gli amici ad intraprendere lo stesso viaggio per presenziare a cerimonia e festeggiamenti. Il caso più recente è quello di Sofia Coppola, la regista figlia d’arte che ha deciso di sposarsi a Bertalda, paesino lucano di cui è originaria la sua famiglia che si è visto “invaso” da vip del calibro di Johnny Depp.

Ma per chi decide di sposarsi in Chiesa, potrebbe doverci essere un secondo viaggio in Italia, decisamente meno lieto (secondo i punti di vista): per chi volesse far dichiarare nullo il proprio matrimonio in vista di un ulteriore matrimonio religioso, si potrebbe rendere necessario ricorrere alla Sacra Rota Romana per far dichiarare nullo il matrimonio.

La dichiarazione di nullità canonica di un matrimonio celebrato con rito cattolico si può ottenere rivolgendosi ad un Tribunale di primo grado della propria Diocesi e l’eventuale sentenza affermativa dovrà poi essere confermata in un secondo grado di giudizio.

Se la sentenza di primo grado non viene confermata nel secondo grado, è necessario rivolgersi al Tribunale Rotale per un terzo grado di giudizio che ha la sua sede a Roma e non ha limiti territoriali, il che significa che le sue sentenze sono valide in tutto il mondo. Il ricorso al Tribunale della Sacra Rota per le cause di nullità matrimoniale è quindi obbligatorio solo nell’eventuale terzo grado di giudizio.

Sono molte le motivazioni per cui viene concessa la dichiarazione di nullità canonica, soprattutto nei casi in cui ci si sia sposati senza credere fino in fondo al valore del matrimonio come inteso dalla Chiesa cattolica: per esempio quando non vengono riconosciuti come essenziali il fine procreativo del matrimonio o la fedeltà all’altro coniuge.

È molto complesso però portare prove a sostegno di queste tesi, poiché il diritto canonico tende a tutelare l’istituzione del matrimonio ed i Giudici proteggono il vincolo coniugale finché non si prova il contrario.

La dichiarazione di nullità del matrimonio religioso, in quanto procedimento canonico, deve essere riconosciuta dallo Stato d’origine degli ex coniugi, che provvederà a verificarne la coerenza con il suo ordinamento (e qui sta all’abilità dell’avvocato ottenere una sentenza favorevole). In questo caso, verrà meno il matrimonio e tutti gli obblighi che esso prevedeva per i coniugi, come ad esempio quello di mantenimento.

In ogni caso, quanto previsto da una eventuale precedente sentenza di divorzio manterrà la sua validità ed infatti, nella maggior parte dei casi, si richiede di dichiarare nullo il proprio matrimonio perché c’è l’intenzione di risposarsi in Chiesa. Nessun effetto deriva poi dalla dichiarazione di nullità in relazione ai figli i quali, se legittimi, continueranno a godere dei diritti che derivano da questo status (ad esempio il diritto di essere mantenuti, educati ed istruiti dai propri genitori).

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