Benessere

Cos’è la triptorelina, il farmaco per la disforia di genere

La recente lettera della Società psicoanalitica italiana inviata al Ministro della Salute Orazio Schillaci, in cui si esprimeva una certa preoccupazione riguardo all’uso di farmaci per la disforia di genere in adolescenza, ha scatenato un acceso dibattito sui giornali.

L’argomento in realtà non è nuovo, già nel 2018 se ne era parlato con riferimento al parere del Comitato nazionale di Bioetica sull’eticità dell’uso del farmaco “Triptorelina” per il trattamento di pazienti adolescenti con disforia di genere, in risposta ad un quesito sottoposto dall’AIFA.

In quel caso il documento del CNB invitava alla cautela e alla valutazione caso per caso secondo un approccio prudente e multidisciplinare.

In questi giorni il Ministero della Salute ha inviato i suoi ispettori all’Ospedale Careggi di Firenze per una verifica durata due giorni, martedì 23 e mercoledì 24 gennaio, che come ha sottolineato Mara Campitiello, capo della segreteria tecnica del Ministero, ha l’obiettivo di avviare “un confronto con i clinici in merito ai percorsi relativi al trattamento della disforia di genere nei minori e all’uso del farmaco triptorelina“.

Campitiello ha specificato che la missione “non ha alcun intento punitivo, bensì di conoscenza sul campo dei percorsi messi in atto”. La relazione tecnica dovrebbe arrivare sul tavolo del ministro Schillaci entro i prossimi 15 giorni.

Per molti si tratta più di una questione etica, che di un rischio reale, ma cerchiamo di scoprire insieme cosa è, come funziona e per chi è indicato questo farmaco.

Che cos’è e come funziona la triptorelina

La triptorelina è un farmaco utilizzato per il trattamento della disforia di genere, una condizione complessa edelica, che porta un individuo a vivere un’intensa e persistente sofferenza a causa della discrepanza tra il proprio sesso biologico e l’identità di genere.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la disforia di genere comporta una forte sofferenza psicologica, ansia, depressione e difficoltà di inserimento sociale o lavorativo, così come sancito dal DSM-5 dell’American Psychiatric Association, che conferisce rilevanza clinica e sociale a questa condizione.

La triptorelina è utilizzata per trattare la pubertà precoce e di recente è stata inclusa dall’AIFA tra i medicinali erogabili a totale carico del SSN per l’impiego in casi selezionati di disforia di genere, dopo che la diagnosi sia stata confermata da équipe multidisciplinari e specialistiche.

Questo farmaco può essere utilizzato fino all’età definita “puberogena”, cioè 12 anni nella femmina e 13 anni nel maschio e agisce come un analogo dell’ormone GnRH, bloccando lo sviluppo puberale e sopprimendo le funzioni ovariche e testicolari. Tuttavia, l’impiego della triptorelina in questa fascia d’età porta con sé diversi rischi e incertezze.

In generale, dal punto di vista clinico, la triptorelina, viene indicata negli uomini, per il trattamento del carcinoma della prostata ormone-dipendente; nelle donne, per il trattamento del carcinoma della mammella ormono-sensibile in fase di pre-menopausa e peri-menopausa, nell’endometriosi, nel trattamento dei fibromi uterini e nell’ambito della fecondazione in vitro e altre tecniche di riproduzione assistita; nei bambini, per il trattamento della pubertà precoce.

Quali sono gli effetti collaterali della triptorelina?

Tra i potenziali effetti collaterali della triptorelina ci sono: la riduzione della densità minerale ossea, l’osteoporosi, vampate di calore, impotenza, diminuzione della libido e altri sintomi che possono compromettere la qualità di vita dei pazienti.

Da alcuni studi recenti studi è emerso un aumento del rischio di ipertensione arteriosa nei bambini trattati con triptorelina per la pubertà precoce.

Si tratta di rischi che sollevano dei quesiti essenziali relativi alla sicurezza di questo farmaco e sull’opportunità di usarlo in questa popolazione vulnerabile. Sebbene la terapia possa offrire un sollievo temporaneo dalla sofferenza legata alla disforia di genere, è fondamentale considerare attentamente i rischi a lungo termine e garantire un monitoraggio regolare dei pazienti.

Il dibattito sull’uso della triptorelina nei bambini e negli adolescenti con disforia di genere richiede un approccio equilibrato, che tenga conto non solo dei benefici terapeutici, ma anche dei potenziali rischi per la salute.

Per un approfondimento sulla frequenza e tipologia di reazioni avverse che possono manifestarsi durante il trattamento, è possibile consultare il “Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) dei farmaci a base di triptorelina”, presente sul sito AIFA.

Foto da Depositphotos.com

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