20 Dicembre 2020 |

“La verità pura e semplice è che il sesso senza consenso è stupro”

di Alice Marchese

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Dal primo gennaio 2021 entra in vigore la nuova legge danese che giudica come stupro ogni rapporto in cui il consenso non sia stato esplicitato

Dal primo gennaio 2021 entra in vigore la nuova normativa danese che condanna lo stupro giudicandolo come ogni rapporto in cui non ci sia stato l’esplicito consenso di tutte le persone coinvolte. Il percorso è iniziato nel 2008 grazie al lavoro di Amnesty International, che da oltre dieci anni si batte per correggere la legge danese. Nel paese, denuncia l’associazione, esiste una diffusa cultura dello stupro e un grave livello di impunità per gli stupratori, come riportava Repubblica lo scorso anno citando uno degli ultimi dossier.

Secondo le indagini della ONG, solo un esiguo numero di stupri in Danimarca vengono condannati, addirittura solo quattro su dieci denunciati finiscono in processo di fronte al giudice, spesso a causa di leggi inadeguate e basate su una visione stantia di cosa è lo stupro: fino al 2013 veniva riconosciuto esclusivamente in caso di violenza, coercizione o minaccia.

In quell’anno infatti è approvata una modifica della legge danese, che includeva tra i casi di stupro anche le situazioni in cui la vittima non fosse stata in grado di resistere, magari perché incosciente. Tuttavia Amnesty, e con essa diverse attiviste e alcuni rappresentanti politici come Kristian Hegaard, portavoce per la giustizia del Partito Social Liberale, ha continuato a far pressione perché la legge venisse riformata concentrandosi sul consenso.

La legislazione di molti paesi non definisce lo stupro sulla base dell’assenza di consenso, ma sulla presenza di violenza fisica, di minacce o coercizione, o sull’impossibilità per la vittima di opporre resistenza, nonostante la Convenzione di Istanbul del 2014 dichiari esplicitamente che lo stupro e altri atti sessuali non consensuali devono essere classificati come reati penali.

“Incredibilmente, la Danimarca è diventata solo il dodicesimo paese in Europa a riconoscere il sesso senza consenso come stupro, anche se in altri paesi si sta costruendo lo slancio per il cambiamento per modificare le proprie leggi”, com’è riportato da La Repubblica, ha dichiarato AnnaBlus di Amnesty.

La Danimarca quindi raggiunge paesi come il Belgio, la Croazia, Cipro, La Germania, la Grecia, l’Islanda, l’Irlanda, il Luxembourg, Malta, la Svezia e la Gran Bretagna che già definivano stupro l’atto sessuale non consensuale.

“La presunzione, secondo la legge e la prassi, che una vittima abbia dato il consenso perché non aveva fatto resistenza fisica è profondamente problematica dato che ‘la paralisi involontaria’ o il ‘raggelamento’ sono riconosciuti dagli esperti come una risposta fisica e psicologica assai comune di fronte a un’aggressione sessuale. Porre l’attenzione sulla resistenza e sulla violenza anziché sul consenso ha conseguenze non solo sulla denuncia di uno stupro ma anche sulla più ampia consapevolezza della violenza sessuale: in entrambi i casi si tratta di aspetti-chiave nella prevenzione dello stupro e nel contrasto all’impunità” si legge in un rapporto del 2019.

“La verità pura e semplice è che il sesso senza consenso è stupro. Non riconoscerlo per legge espone le donne alla violenza sessuale e alimenta una pericolosa cultura che accusa le vittime e perpetua l’impunità, rafforzata da miti e stereotipi che pervadono la società danese: da un terreno di gioco a uno spogliatoio, da una stazione di polizia al banco dei testimoni”, ha spiegato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International.

Anche il Pakistan ha modificato la propria legge sulla violenza sessuale, introducendo tribunali speciali per velocizzare i processi, ma si parla di ulteriori cambiamenti che potrebbero arrivare a prevedere la castrazione chimica. La nuova legge giunge in seguito alla mobilitazione nazionale seguita allo stupro di una automobilista lo scorso settembre che aveva lasciato il paese sotto shock e sollevato un’ondata di proteste per il tentativo di victim-blaming da parte di un ufficiale di polizia.