Attualità

Rissa Fedez-Iovino, un testimone incastra il rapper: cosa ha detto

Si continua a indagare sulla presunta rissa tra Fedez e Cristiano Iovino, il personal trainer noto anche come “l’uomo del caffè di Ilary Blasi”.

Le ultime notizie sul caso Fedez e Cristiano Iovino

La Procura di Milano sta indagando sull’incidente come un possibile atto premeditato di violenza, considerando Fedez come il possibile istigatore morale dell’aggressione. Questa ipotesi è supportata dalle immagini di videosorveglianza che mostrano la dinamica dell’attacco e da ulteriori indagini sulla lite scoppiata precedentemente in discoteca. Ma se Cristiano Iovino non presenterà denuncia entro fine luglio, le accuse di lesioni e percosse in concorso per Fedez (ad oggi l’unico nome nel registro degli indagati) cadranno.

La rivelazione del vigilante

 “Io non c’ero”, ha assicurato l’ex marito di Chiara Ferragni, ma uno dei vigilantes del Parco Vittoria, colloca il rapper proprio lì quella notte. “Nel gruppo degli aggressori ho visto Fedez, era lui, senza ombra di dubbio”, ha raccontato ricostruendo quello a cui ha assistito mentre si trovava in servizio.

Cristiano Iovino


Scontro tra Fedez e Cristiano Iovino: spunta un testimone

Su Repubblica si legge la testimonianza riportata ai carabinieri intervenuto quando ormai il gruppo era già andato via e Iovino era rientrato in casa. Il vigilante ha raccontato di aver sentito dei rumori, “una discussione tra persone davanti all’ingresso del palazzo, degenerata in urla”. Poi ha detto di aver visto che  “da un Mercedes sono uscite 7-8 persone, si sono avvicinate a un soggetto che vive qui e lo hanno colpito a calci e pugni”. A quanto pare si tratta di Cristiano Iovino, che poi è scappato all’interno del condominio. “Nel gruppo degli aggressori ho visto Fedez, era lui, senza ombra di dubbio”, ha ribadito il testimone.

“Mi hanno intimato di non chiamare la polizia”

che ha poi aggiunto che quando il pestaggio è finito, uno del gruppo si è avvicinato a lui perché “mi hanno intimato di non chiamare le forze dell’ordine, di mostrare i miei documenti. Mi hanno anche chiesto di consegnare il cellulare ma io ho detto di no”.

 


 

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