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Paura per le cinque calciatrici iraniane dopo la Coppa d’Asia: chiesto asilo in Australia
Stampa articoloCinque giocatrici della nazionale femminile di calcio dell’Iran, impegnata nella Coppa d’Asia in Australia, avrebbero lasciato l’hotel della squadra a Gold Coast e chiesto asilo alle autorità australiane. La notizia è stata diffusa dal media iraniano Iran International e rilanciata da diverse agenzie internazionali.
Secondo quanto riferito dalla testata, le dirigenti e i dirigenti che accompagnano la squadra avrebbero inizialmente cercato le atlete dopo la loro scomparsa dal ritiro. Le cinque giocatrici, però, sarebbero state rapidamente trasferite in un luogo sicuro.
Il gesto simbolico prima della partita
L’episodio che avrebbe preceduto la decisione delle calciatrici risale alla settimana scorsa. Prima della partita contro la Corea del Sud, le giocatrici della nazionale iraniana non hanno cantato l’inno della Repubblica Islamica.
Il gesto è stato interpretato come un segno di solidarietà verso le proteste scoppiate in Iran a gennaio e verso le vittime delle manifestazioni.
Tra queste viene citata Sahba Rashtian, assistente arbitro di calcio femminile di 23 anni, uccisa durante le proteste secondo quanto riportato da diverse fonti.
Quel momento, avvenuto sotto gli occhi del pubblico e delle telecamere internazionali, ha trasformato una partita di calcio in un episodio con forte valore politico e simbolico.
La nazionale femminile iraniana era arrivata in Australia per disputare il campionato asiatico molto prima degli attacchi di Stati Uniti e Israele. Ha affrontato l’Australia e le Filippine, perdendo entrambe le gare ed essendo così eliminata dal torneo.
Nelle due sfide successive, però, le giocatrici hanno intonato l’inno nazionale ed eseguito il saluto militare. Rimane incerto quando e in che modo potranno fare ritorno a Teheran, dove, in un Paese in guerra, potrebbero correre il rischio di essere incarcerate.
Le minacce alle giocatrici e alle loro famiglie
Dopo la partita, secondo quanto riportato dai media, le calciatrici avrebbero ricevuto minacce legate alla loro sicurezza personale. Le pressioni non avrebbero riguardato soltanto le atlete, ma anche le loro famiglie rimaste in Iran.
Questa situazione avrebbe contribuito ad alimentare un clima di forte tensione all’interno della squadra durante i giorni successivi al match.
Le minacce e il timore di possibili ritorsioni rappresenterebbero uno dei motivi principali alla base della decisione di chiedere protezione internazionale in Australia.
La scena davanti all’autobus e all’hotel
Nelle ultime ore sono circolati sui social media alcuni video che mostrano momenti concitati all’arrivo della squadra all’hotel.
Secondo quanto riportato dai testimoni, alcuni sostenitori iraniani presenti in Australia avrebbero visto segnali di richiesta di aiuto provenire dal bus della nazionale. I supporter avrebbero quindi cercato di fermare il mezzo.
Successivamente un gruppo di persone si sarebbe radunato davanti all’hotel dove alloggiava la squadra gridando:“Salvate le nostre ragazze”.
L’appello di Reza Pahlavi e Donald Trump
Su X Reza Pahlavi, figlio del deposto scià dell’Iran, ha lanciato un appello in proposito: “Le giocatrici della nazionale femminile di calcio iraniana stanno subendo forti pressioni e continue minacce da parte della Repubblica Islamica a seguito del loro coraggioso rifiuto di recitare l’inno del regime, e potrebbero subire conseguenze molto gravi se tornassero in Iran. Esorto il governo australiano a garantire la loro sicurezza e a fornire loro tutto il supporto necessario“.
Sulla vicenda è intervenuto anche Donald Trump, che sui social ha lanciato un appello alle autorità australiane affinché concedano protezione alle giocatrici iraniane: “L’Australia sta commettendo un terribile errore umanitario permettendo che la nazionale femminile di calcio dell’Iran venga costretta a tornare in Iran, dove molto probabilmente verranno uccise. Non fatelo, signor Primo Ministro: concedete loro asilo. Gli Stati Uniti le accoglieranno se voi non lo farete“.
Cosa succederà ora
La vicenda si inserisce in un contesto politico delicato che negli ultimi anni ha coinvolto anche lo sport iraniano. Atleti e atlete che partecipano a competizioni internazionali sono spesso sotto pressione quando compiono gesti interpretati come dissenso politico, come il mancato canto dell’inno nazionale.
Nel caso della nazionale femminile, il gesto assume un significato ancora più forte perché riguarda uno sport che in Iran è al centro del dibattito sui diritti delle donne e sulla partecipazione femminile allo sport.
Al momento non sono stati resi pubblici i nomi delle cinque calciatrici coinvolte. La gestione delle eventuali richieste di asilo spetta alle autorità australiane competenti in materia di immigrazione. Il procedimento prevede la valutazione della domanda di protezione internazionale e la verifica delle condizioni di sicurezza delle richiedenti.
Se la richiesta venisse accolta, le giocatrici potrebbero ottenere protezione umanitaria o status di rifugiate. La vicenda ancora in evoluzione potrebbe avere ripercussioni anche sul piano sportivo e diplomatico, oltre che sulla partecipazione della nazionale iraniana al torneo.