“Solo con il sì c’è il vero consenso”: l’intervento di Gino Cecchettin su violenza di genere e giovani

di Redazione
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Il consenso nei rapporti e la definizione giuridica della violenza sessuale tornano al centro del dibattito pubblico. A intervenire sul tema è stato Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, durante una lezione aperta all’Università Cattolica di Milano, dove si è discusso anche del ddl Bongiorno in materia di violenza di genere.

Nel suo intervento, Cecchettin ha espresso una posizione chiara sulla questione del consenso.
“Solo con il sì c’è il vero consenso”, ha affermato, precisando tuttavia che si tratta della sua opinione personale: “Da cittadino questa è la mia opinione”.

Secondo Cecchettin, osservando il tema dalla prospettiva delle donne, alcune modifiche legislative potrebbero risultare problematiche. “Se mi metto dalla parte delle donne, la modifica possa rappresentare un passo indietro”.

Il riferimento al caso Pelicot

A sostegno della sua riflessione sul consenso, Cecchettin ha citato il caso Pelicot, richiamando una situazione in cui l’assenza di un rifiuto esplicito non può essere interpretata come consenso.

“Pelicot non ha mai detto di no ma non ha mai detto sì, perché era in uno stato in cui chi abusava di lei l’aveva messa nelle condizioni di non poter negare. In quel caso la legge Bongiorno non funzionerebbe”.

Il riferimento sottolinea una questione centrale nel dibattito giuridico e sociale: la difficoltà di definire il consenso quando una persona si trova in una condizione che limita la possibilità di opporsi.

La legge sul femminicidio: “Un passo in avanti”

Nel corso dell’incontro, Cecchettin ha parlato anche della legge sul femminicidio entrata in vigore a dicembre, definendola un progresso nel riconoscimento giuridico del fenomeno.

“Un passo in avanti perché abbiamo dato una parola e una conformazione al femminicidio, che è un omicidio non in base alla causa ma in base a chi è la vittima”.

Allo stesso tempo ha sottolineato che, secondo il comitato legale della fondazione, la norma potrebbe essere migliorata.

“Da quello che mi dice il comitato legale della fondazione, la legge è perfezionabile e bisogna dare una struttura attorno alla norma”.

Il dolore dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin

Durante l’incontro all’università milanese, Cecchettin ha parlato anche del percorso personale seguito all’uccisione della figlia Giulia Cecchettin, avvenuta nel novembre 2023.

Il presidente della fondazione ha raccontato come il dolore resti una presenza quotidiana.

“Ci sono giorni un po’ più duri degli altri, il dolore c’è sempre tutti i giorni e ti chiedi sempre se questo porterà qualcosa. Poi però, vedendo i ragazzi, il cuore mi si conforta”.

Secondo Cecchettin, l’impegno pubblico e il confronto con i giovani rappresentano una delle poche fonti di consolazione in un percorso segnato dalla perdita.

La sensibilizzazione dopo il caso Giulia

Cecchettin ha spiegato di non avere piena consapevolezza della dimensione del problema prima della tragedia che ha colpito la sua famiglia.

“Molto onestamente non avevo coscienza di come fosse la situazione prima”.

Tuttavia, secondo quanto riferiscono molte persone che lo incontrano durante gli eventi pubblici, la vicenda di Giulia avrebbe contribuito a una maggiore attenzione sul tema della violenza di genere.

“Però quantomeno tutti mi dicono che da Giulia in poi c’è una sensibilizzazione più alta e ci sono attività in corso molto più frequenti rispetto a prima”.

Il confronto con i giovani

Uno degli elementi che Cecchettin indica come più incoraggianti riguarda il rapporto con le nuove generazioni.

Il presidente della fondazione ha raccontato di ricevere numerose testimonianze da parte di studenti e giovani che dichiarano di voler affrontare il problema in modo diretto.

“Tante testimonianze di giovani che hanno capito il problema e si vogliono mettere in discussione per cercare di risolverlo”.

Secondo Cecchettin questo rappresenta un segnale di cambiamento culturale nella percezione del rispetto e della violenza di genere.

Cambiamento culturale e sfide future

Il presidente della Fondazione Giulia Cecchettin ha osservato che qualcosa nella percezione sociale della violenza di genere sembra muoversi, anche se resta difficile valutare quanto sia cambiata concretamente la situazione.

Il cambiamento riguarda soprattutto la sensibilità delle persone e il modo in cui il tema viene discusso.

Cecchettin ha concluso ricordando che il percorso resta lungo e complesso.

“Un cambiamento nella percezione del rispetto e della violenza di genere, pur con la consapevolezza che non so quanto in termini quantitativi sia cambiata la situazione. Di sicuro c’è ancora tanto da fare”.

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