Emanuel Deveber, si è tolta la vita la prima attrice che denunciò Gerard Depardieu

di Redazione


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Con un timbro vocale delicato, Emmanuelle Debever, nata nel 1963 a Marsiglia, aveva 20 anni nel film “Un jeu brutal” di Jean-Claude Brisseau del 1983, dove interpretava la figlia paraplegica di Bruno Cremer. Rifiutava di sottostare alla sua disciplina di ferro, con le gambe bloccate in strutture di acciaio o immobilizzate in una sedia a rotelle. L’attrice incarnava una ribellione senza legami, un risveglio sensuale che la vedeva fluttuare a tratti in un lago o rotolarsi nella polvere.

Riguardo all’esperienza sul set, nel 2019, alla morte del regista condannato per molestie e aggressioni sessuali, dichiarò: “Avrei voluto che mi dirigesse con più dolcezza. Ero alle prime armi, appassionata del mio mestiere di attrice. Non si è mai comportato male nei miei confronti”.

Questo fu uno dei rari momenti in cui il nome dell’attrice, poco conosciuta dal grande pubblico e scomparsa rapidamente dagli schermi dopo una serie di ruoli all’inizio degli anni ’80, tornò all’attenzione pubblica.

Emmanuelle Debever è morta il 7 dicembre, ponendo fine alla sua vita gettandosi nella Senna. Aveva 60 anni.

I suoi esordi in televisione risalgono al 1982, nel popolare feuilleton “Joëlle Mazart”, prima di apparire in “Médecins de nuit” di Jean-Pierre Prévost e “Quidam” di Gérard Marx, un dramma poliziesco con Richard Bohringer.

Al cinema, nel “Danton” del polacco Andrzej Wajda (premio Louis-Delluc 1982), interpretò Louison, la seconda moglie del rivoluzionario interpretato da Gérard Depardieu, il noto attore accusato di violenze sessuali, di nuovo al centro dei riflettori con la trasmissione “Complément d’enquête” del 7 dicembre, che ha attirato l’attenzione sulla testimonianza dell’attrice pubblicata su Facebook nel 2019: “Il mostro sacro si era permesso bene di fare alcune cose durante le riprese… Approfittando dell’intimità all’interno di una carrozza. Facendo scivolare la sua grossa zampa sotto i miei sottovesti, per sentirsi presumibilmente meglio…”.

La sua scomparsa è ora riportata come la “prima accusatrice di Depardieu” (l’attrice Charlotte Arnould, che aveva denunciato nel agosto 2018 per violenza e molestie sessuali, ha reso pubblica la sua identità solo nel dicembre 2021), riportando il suo nome alla memoria di coloro che l’hanno vista in alcuni altri film: “Vive la sociale!” di Gérard Mordillat, un segmento del film a episodi “Paris vu par… 20 ans après” diretto da Bernard Dubois o ancora “Le Grain de sable” di Pomme Meffre con Delphine Seyrig.

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