Gianni Ippoliti dopo la lite con Tiberio Timperi: “Non è possibile lavorare in queste condizioni”

di Redazione
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Gianni Ippoliti spiega perché ha lasciato lo studio di Unomattina, dopo un botta e risposta in diretta con Tiberio Timperi. I due sono stati protagonisti di un momento di tensione, al termine del quale Ippoliti ha lasciato lo studio.

Gianni Ippoliti: “Vorrei solo fare il mio lavoro”

“Sono anni che si verificano questi episodi: ogni volta che io parlo sbuffa, mi chiede ”ma dobbiamo proprio parlarne?”, guarda l’orologio. Ma perché? Io vorrei solo essere messo nella condizione di poter fare il mio lavoro, non è possibile lavorare in queste condizioni“. Esordisce così Gianni Ippoliti, parlando all’AdnKronos delle ragioni che l’hanno spinto ad abbandonare lo studio di Unomattina durante la diretta.

Durante la sua consueta rassegna, spiega, ha parlato della notizia di “una persona che si presta ad aiutare le donne quando gli ex violenti dicono vediamoci per parlare. Lui le accompagna all’ultimo appuntamento, c’è da fare un applauso”. “Ce ne fossero di persone che, come gli angels, fanno servizio sociale”, ha detto Ippoliti in tv.

“Io parlo spesso di notizie serie, e mi piace dare notizie positive, sociali – aggiunge ancora Gianni Ippoliti- Oggi ho detto che questa persona merita un plauso, ce ne fossero. Qual è il problema? Io ho chiesto spiegazioni di fronte alla reazione di sufficienza di Timperi, con calma e col sorriso, ho cercato in tutte le maniere di capire ma quando mi accorgo che una persona accanto a me comincia a sbuffare, ad alzare gli occhi, me ne vado”.

Ippoliti non sa spiegare la reazione di Tiberio Timperi: “Io non so perché ci sia stata questa reazione, i momenti della mia rassegna fanno picchi di ascolti, faccio tutto da solo, non ho il gobbo, creo da solo la mia scaletta”, sottolinea.

Vorrei solo continuare a farla al meglio, ma per farlo devo avere vicino qualcuno che mi supporta”. E rivela anche di aver ricevuto telefonate e messaggi “bipartisan, da ex capi ufficio stampa Rai, produttori esecutivi, uffici stampa, gente comune. Tutti mi chiedono perché ogni volta ci sia in studio questa reazione di insofferenza, questo atteggiamento di sufficienza”.

“Ecco, faccio un appello: qualcuno sa qual è il problema? Se mi da una spiegazione mi fa un favore, perché io veramente sono senza parole“, conclude.

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