Da qualche mese a questa parte un nuovo e spesso poco chiaro termine inglese è comparso sulle pagine dei nostri giornali e in tv: stepchild adoption. Ad esso immediatamente correlato c’è quello un po’ più noto di “unioni civili”.
Partiamo con il dire che stepchild adoption, letteralmente, significa “adozione del figliastro” e riguarda la possibilità del genitore non naturale di adottare il figlio del partner. L’ormai noto ddl Cirinnà è il disegno di legge che si sta occupando di questa questione non semplice: se il partner, marito, convivente o compagno possa adottare un figlio naturale della sua compagna.
C’è da dire che sin dal 1983 la legge italiana permette l’adozione del figlio del coniuge, con il consenso del genitore biologico, per le coppie eterosessuali sposate e conviventi. Tuttavia, mancando una legislazione su coppie dello stesso sesso, le adozioni per genitori gay non sono contemplate dalla Legge.
A parte tutta la discussione politica, che poi è la vera questione in essere di tutta la faccenda, il punto è che l’Italia è rimasta uno dei pochi Paesi in Europa e al mondo a non riuscire a decidersi sull’argomento. L’Italia è anche uno dei fanalini di coda in quanto a decisioni sulle coppie di fatto, sulle unioni civili e su ciò che regolamenta la famiglia, per dire così, non tradizionale.
Giusta o sbagliata che sia, comunque, questa discussione che arriverà alla prova dei conti, ovvero in Senato, il 28 Gennaio 2016, ci mette in una posizione “sconveniente” e ritardataria in quanto a diritti civili. Ed è stata proprio l’Europa, infatti, a richiamarci sulla nostra arretratezza nella salvaguardia dei diritti civili delle coppie, dei bambini e delle unioni tra persone dello stesso sesso.
Stepchild adoption e unioni civili: che cosa dobbiamo sapere
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