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La Gioconda, nuovi indizi sulla sua identità: è Bianca Sforza

Tra le opere d’arte sulle quali è stato detto “tutto e il contrario di tutto” c’è la Gioconda. Il tema a lungo dibattuto e, ad oggi, mai giunto ad una conclusione definitiva, riguarda l’identità della donna dipinta da Leonardo Da Vinci. Adesso una nuova ipotesi secondo la quale Monna Lisa sarebbe Bianca Sforza, figlia di Ludovico il Moro.

La nuova identità della Gioconda

Una nuova identità per la Gioconda, il famoso quadro dipinto da Leonardo Da Vinci e conservato al museo del Louvre di Parigi. Monna Lisa, secondo un nuovo studio, sarebbe Bianca Sforza, la figlia di Ludovico il Moro. E’ questa l’ipotesi di Carla Glori, riportata dal Corriere della Sera. Secondo la ricercatrice indipendente in arte e critica letterarie, alla sinistra della spalla della donna raffigurata da Leonardo ci sarebbe il ponte Gobbo di Bobbio, simbolo della cittadina che si trova in Emilia Romagna, in provincia di Piacenza. La donna, quindi, sarebbe la figlia illegittima – poi legittimata – di Ludovico il Moro, ovvero Bianca Giovanna Sforza, nata nel 1482 e morta nel 1496, pochi mesi dopo il matrimonio con Galeazzo Sanseverino. Il quadro di Leonardo, secondo Glori, sarebbe dovuto essere il ritratto nuziale.

Museo del Louvre-Parigi

Gli indizi indentificati dalla ricercatrice Carla Gori

La scoperta si basa “su elementi storici e architettonici e su disegni tecnici per il suo allungamento. Allora aveva cinque archi irregolari e caratteristiche strutturali del tutto simili al ponte dipinto da Leonardo”, ha detto la ricercatrice Carla Glori. Ma soprattutto, Leonardo avrebbe disegnato un arco, visibile solo in riflettografia, perché coperto da uno strato di colore. “Una scoperta comunicata al Louvre nel 2012. L’arco è tracciato nel punto esatto in cui si vede il ponte Gobbo dalla finestra del castello, individuata dalla ricerca come il punto di vista sul paesaggio della Gioconda. Leonardo ha poi raffigurato il ponte un po’ più avanti e lo ha raddrizzato per dipingerlo al meglio e per intero.

gioconda

 

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È comprensibile che l’identificazione del ponte Gobbo all’epoca sollevasse contestazioni e scetticismo, perché nessuno prima di allora aveva collegato Leonardo alla Val Trebbia, un territorio strategico, a ben vedere niente affatto marginale per la storia degli Sforza e per le connessioni che via via sono emerse con Leonardo nel suo primo soggiorno milanese. Va sottolineato che al ponte Gobbo si aggiungono altri tredici punti di riferimento paesaggistici rispettivamente coincidenti nello sfondo dipinto e nel panorama reale inquadrato dal “punto di vista” fissato presso la finestra del castello”.

 

Glori: “Nessuna conclusione ma gli indizi conducono a Bianca Giovanna Sforza”

Nessuna conclusione definitiva, ma Glori chiarisce: “I risultati finora mi confermano l’identità di Bianca Giovanna Sforza ritratta sullo sfondo di Bobbio ” Inoltre, Glori riporta che “quel luogo, fino ad allora posto in margine alla storia sforzesca, si lega alla biografia di Bianca, la primogenita del Moro, e a quella di suo marito Galeazzo Sanseverino, che fu mecenate di Leonardo durante il primo soggiorno milanese. Entrambi ebbero in dote i possedimenti espropriati dal Moro ai Dal Verme e la giovane morì di morte misteriosa sei mesi dopo le nozze”.

Gioconda

Ecco, dunque, il collegamento, con Leonardo che avrebbe anche invecchiato la donna, come annunciato nel 2010 dalla stessa studiosa e confermata nel 2014 dallo scienziato Pascal Cotte. Dopo la sua fuga da Milano, Leonardo doveva infatti nasconderne l’identità, in quanto figlia del Moro, ormai sconfitto e messo al bando. “Va premesso che il ritratto di “una certa signura di Lombardia” (con correzione in rosso “milanese”) viene documentata da Antonio de Beatis durante la sua visita nel castello di Blois, il giorno dopo l’incontro con Leonardo in Amboise nel 1517. Ho ipotizzato al proposito che potrebbe trattarsi del ritratto detto la Gioconda. A partire dalla localizzazione del paesaggio in Bobbio, ho identificato la giovane Bianca signora di Voghera in base a fatti storici documentati, dato che lei e Galeazzo Sanseverino furono investiti delle terre vermesche della Val Trebbia dopo gli sponsali del 1489”.

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