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“Io Dico Io- I Say I”: l’arte delle donne

“Io Dico Io- I Say I”: è la mostra che valorizza l’arte delle donne. Artiste italiane di diverse generazioni sentono l’esigenza di autorappresentarsi e mettere in discussione i ruoli che, in ogni epoca, sono stati attribuiti all’universo femminile.

Le opere di una quarantina di artiste italiane di generazioni diverse, formatesi in differenti contesti storico-sociali – da Vanessa Beecroft a Giosetta Fioroni, da Marisa Merz ad Adelaide Cioni, da Pippa Bacca a Grazia Toderi scandiscono il percorso di Io dico io – I say I.

Titolo “liberamente ispirato” al pensiero dell’intellettuale femminista Carla Lonzi, scelto per raccontare l’autenticità del lavoro di donne artiste e il “loro modo di abitare il mondo”, usando molteplici e personalissimi linguaggi espressivi.

Lo scorso ottobre ha avuto inizio “Women Up”, che attraverso progetti, mostre, eventi, opere, call, voci, video e dati sottolinea la centralità dello sguardo delle donne e dell’indagine sul femminismo per la Galleria Nazionale. “Con Women Up alziamo il volume delle voci”, è lo slogan dell’iniziativa, i cui contenuti da oggi sono fruibili anche online, grazie alla partnership del museo con la piattaforma Google Arts & Culture.

Da tempo la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma è impegnata in un percorso di valorizzazione dell’arte delle donne. Non solo una maggiore rappresentazione delle artiste, ma più spazio critiche ed esperte, a progetti speciali e indagini sul femminismo, grazie soprattutto alla direzione di Cristina Collu che, dal 2016, ha portato una nuova prospettiva alla guida del museo capitolino.

Una selezione della collezione del museo è stata digitalizzata in altissimarisoluzione, ed è possibile osservare le opere nei loro minimi dettagli, da ‘Südlicher garten’ di Meret Oppenheim ad ‘Apollo e Dafne’ di Ketty La Rocca.
Ancora, undici tra le protagoniste della sopra citata ‘I say I – Io dico Io’ si sono raccontate direttamente dalle loro case, spiegando il loro lavoro e condividendo una riflessione sul significato dell’affermazione di Carla Lonzi da cui prende il titolo la mostra. Proprio all’Archivio Carla Lonzi è dedicata un’intera sezione del progetto digitale.

 

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