Fat-shaming, quando il senso di colpa ci fa stare male più dei chili in eccesso

di Veronica Picazzo
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Sentirsi belle, in forma e snelle, niente cellulite o chili di troppo, niente rotolini o braccia che sembrano ali di pipistrello: è un’ossessione anche per chi non ha mai avuto grandi problemi di forma, una vera e propria psicosi che ci spinge a seguire diete ferree e lunghe sessioni di allenamento in palestra. Il motivo? Ci vergogniamo del nostro aspetto, perché ci sentiamo in colpa ogni volta che ci guardiamo allo specchio o che un pantalone di una taglia più piccola non ci entra. Si chiama Fat-shaming.

E’ un problema che colpisce praticamente tutte, ma maggiormente chi ha evidenti problemi di sovrappeso, e che crea un’incredibile sofferenza provocata dall’atteggiamento emotivo di molte donne che ormai non riescono più ad accettare di essere donne in carne. Sono proprio quelle donne stanche di ritrovarsi nei negozi circondate da taglie xs, dal vitino sottile di quelle giovani donne che portano la 36 e che hanno gambe lunghe e snelle. Donne che si sentono in colpa a causa del sovrappeso, probabilmente perché, complici i social network, se una donna non è magrissima o non ha un fisico allenato diventa vittima di fenomeni di bullismo. Anche diverse celebrità, per gli stessi motivi, sono state denigrate e prese in giro da chi, un po’ per invidia e un po’ per leggerezza, non trova altro a cui appigliarsi se non qualche chilo di troppo.

Ma a soffrire di fat shaming non sono soltanto le donne: anche gli uomini temono la prova costume e tendono a nascondere la pancia quando gli viene scattata una foto che rischia di finire su Facebook. Siamo tutti vittime di un sistema molto rigido, che può creare insicurezze e sbalzi d’umore a causa di frasi apparentemente innocue e scherzose che in realtà creano un dolore profondo a chi non è poi così contento del proprio aspetto.

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