Donne pagate come gli uomini, svolta nel calcio USA

di Manuela Zanni


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Le donne della Nazionale di calcio degli Stati Uniti saranno pagate come gli uomini: adesso è ufficiale.  E’ arrivata la conferma lo scorso 17 maggio di una notizia  che era trapelata lo scorso febbraio.

Parità di salario tra uomini e donne, la svolta storica nello sport

In realtà, oltre ad essere una giornata storica per il mondo dello sport, bisogna anche  riflettere sul fatto che per ottenere la parità salariale le donne sono costrette a combattere e lottare a suon di tribunali, cause e sentenze. Sono state tante, infatti,  le battaglie delle donne per ottenere pari diritti e pari retribuzione rispetto agli uomini. Dalla Norvegia a Wimbledon, fino agli Usa, e la strada da fare è ancora molto lunga.

Le calciatrici americane saranno pagate come i calciatori

La Federazione Usa ha così  preso una decisione storica: i giocatori e le giocatrici della nazionale di calcio degli Stati Uniti guadagneranno la stessa paga e divideranno in parti uguali i bonus della Fifa. È una svolta storica, sia per gli Usa, sia per il mondo dello sport in generale, sia e soprattutto per le stelle del calcio femminile a stelle strisce. Le prime a portare avanti questa battaglia sono state  Megan Rapinoe e Alex Morgan  che si sono battute per l’equiparazione degli stipendi e che di recente hanno pure ricevuto il sostegno del presidente degli Stati Uniti Joe Biden che considera la parità di stipendio tra donne e uomini una priorità della sua amministrazione.

La situazione fino ad oggi

Fino ad oggi, le giocatrici della nazionale americana guadagnavano il 40% in meno dei loro colleghi uomini. “Nessun altro Paese ha mai fatto questo. Dobbiamo essere orgogliosi, è veramente un passo storico”, ha commentato la presidente della Federcalcio americana Cindy Parlow Cone. In verità, gli Usa non sono proprio i primi ad aver stabilito la parità di stipendio tra calciatrici e calciatori. Passi in avanti erano infatti stati già fatti da Norvegia, Australia e Olanda.

 Parità salariale nel mondo dello sport

Quella del divario tra i guadagni di atlete e atleti è una questione che si dibatte da anni in molti sport. Pioniere della battaglia sono state le tenniste negli Stati Uniti che nel 1973 ottennero l’equiparazione del premio finale agli Us Open. Ci vollero 28 anni perché un altro torneo del Grand Slam, gli Australian Open, prendesse la stessa decisione nel 2001. Nel 2007 fu poi la volta di Wimbledon e qualche settimana dopo del Roland Garros.

Una battaglia che era stata presa in mano dalle sorelle Williams. E proprio Serena Williams, con la veterana Pam Shriver e Billie Jean, è stata ad attaccare quest’anno gli Internazionali di Roma per l’enorme scarto, più della metà, tra il montepremi assegnato al vincitore del torneo maschile, 836.355 euro, e quello femminile, 332.260 euro. Le tre campionesse americane, in quella occasione, hanno lanciato l’idea di creare un sindacato per acquistare l’Open d’Italia femminile e mettere fine alla disparità anche a costo di trasferirlo in un’altra città.

Il gender gap nel mondo

Il gender gap è dunque ancora fortissimo nel mondo dello sport. Nell’annuale classifica Forbes degli sportivi più pagati, Leo Messi domina con 130 milioni di dollari. La prima donna è Naomi Osaka, 19esima a quota 59 milioni, e l’altra e unica donna a farle compagnia tra i primi 50 della classifica, è proprio Serena Williams. Per il resto, tutti uomini.

In Italia, è da poco realtà il professionismo delle donne del calcio, ma per quanto riguarda gli altri sport il cammino è ancora lungo. Un passo in avanti l’ha compiuto il rugby che nelle settimane scorse ha assicurato a 24 giocatrici della nazionale uno stipendio per potersi preparare al meglio.
 

 

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