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ActionAid: “36mila richieste di adozione a distanza grazie a Raffaella Carrà”

Era il 2006 quando Raffaella Carrà e Sergio Iapino idearono il programma televisivo “Amore”: una prima serata sulla Rai che raccontava il sostegno a distanza, per la prima volta nella storia della televisione. Quel programma fu visto da tantissime persone, e portò 150mila italiani ad adottare un bambino a distanza.

Raffaella, che non aveva figli suoi, diventò un po’ madre di ognuno di quei 150mila bambini in giro per il mondo.
Nel 2006 i bambini adottati a distanza dagli italiani erano almeno 1 milione, e con “Amore” Raffaella Carrà portò le telecamere lì, nei luoghi dove si faceva il cambiamento.

Il suo intervento in giro per il mondo serviva a mostrare la verità dietro le adozioni. Dallo schermo televisivo, gli italiani potevano visitare quei territori lontani, arrivando nelle comunità dove il sostegno a distanza stava riscrivendo il destino dei bambini e delle loro famiglie grazie alla scuola, alla formazione e al cibo.

In seguito ad “Amore”, ActionAid ricevette 36mila richieste di italiani che desideravano avviare il sostegno a distanza. Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid, ha dichiarato che molti di loro sono ancora attivi a 15 anni di distanza: “come tanti italiani, Raffaella Carrà aveva un’idea se vogliamo semplice di quello che è il sostegno a distanza, come se donando dei soldi si risolvessero tutti i problemi di un bambino. Ovviamente non è così. Il compito della tv è quello di fare da cassa di risonanza su un problema e attrarre l’attenzione del pubblico, quello di far capire la complessità delle cose invece è un compito che spetta a noi organizzazioni più che alla tv, insieme a quello di non tradire la fiducia dei sostenitori che si avvicinano a noi. Per noi è stata un’opportunità”. La continuità necessaria per adottare a distanza è uno dei motori che permettono di costruire qualcosa sul lungo periodo e favorire una crescita di bambini e bambine autonomi, emancipati, capaci di creare il proprio futuro.

“Amore” è stato il precursore di una comunicazione gioiosa legata all’adozione a distanza. Un messaggio di fiducia e forza passato attraverso i sorrisi di bambini che trasmettevano solo speranza. Ha riportato l’attenzione sul significato intrinseco dell’adottare a distanza: accogliere idealmente nella propria famiglia un bambino e la sua comunità, donare il proprio supporto incondizionato senza pretendere nulla in cambio se non la certezza che quel sostegno farà la differenza per chi lo riceverà.

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