La storia di Paola Egonu: “Verso la liberazione dal giudizio”

di Alice Marchese


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Paola Egonu è la migliore giocatrice della scorsa Coppa Italia di volley e atleta di punta della Nazionale che ha nel mirino le Olimpiadi Tokyo.

Il coming out di Paola Egonu

Egonu ha ventidue anni e nonostante la giovane età, è una pallavolista italiana di successo.
In un’intervista al Corriere della Sera due anni e mezzo fa ha fatto coming out. Lo ha dichiarato con estrema naturalezza, ma purtroppo da allora è nato un dibattito molto acceso.

La sua relazione è stata ampiamente discussa e con Fanpage Paola si racconta.
«Io non mi sono messa nessuna etichetta addosso, è una cosa che hanno fatto gli altri. E ci tengo a precisare che non vorrei nessun tipo di etichetta».
Lo aveva precisato anche durante il primo lockdown, mentre si era dedicata a cucina e Netflix: «Un passo verso la liberazione dal giudizio».

Un anno dopo si racconta

Ora, un anno dopo, aggiunge: «In questo momento la sessualità di una persona è giudicata perché non tutti hanno il coraggio di parlarne per come sono cresciuti, per quante poche persone si esprimono e parlano di come si sentono realmente. È un peccato. Io dico sempre “sii te stesso” ma nello stesso momento devi avere il coraggio di renderti libero perché potresti essere tu a mettere dei paletti perché non vuoi deludere la società o la tua famiglia».

Ottimismo per il futuro: «Credo che piano piano più persone stanno iniziando a parlarne e questo mi rende felice. Con l’andare avanti nel tempo questo discorso diventerà normale e ci sarà l’accettazione di chi si è veramente. Deve partire prime di tutto da se stessi, accettarsi».

Sessualità e razzismo

La tematica della mancata accettazione della sessualità degli altri ha degli aspetti in comune con il razzismo: «Si è egoisti, perché si pensa solo a se stessi e non ci si mette mai nei panni degli altri. Lo stesso discorso vale anche per i migranti: ci si pone mai la domanda sul perché lasciano il loro Paese non avendo nemmeno la certezza di sopravvivere? Una volta che si proverà a capire perché lo fanno allora si potrà trovare una soluzione».

«Perché sono diversa. Dal colore della pelle, che è la prima cosa che noti; al mio modo di pensare e per come affronto determinati temi. Sono consapevole che ci sono un sacco di ragazze che si trovano nella mia stessa situazione e si sentono sole, non vedono quella luce, e non fanno mai quel primo passo. Potrei dare tanti bei messaggi. Sarebbe un onore e sarebbe qualcosa di diverso. Accettare tutte le diversità che questo mondo offre».

“Mi chiedo da cosa parte quest’odio”

«Mi chiedo da cosa parte quest’odio, perché abbiamo voluto dividerci per razze e perché non si tenta di capire l’altro. Io sono una persona molta emotiva e fa male. Fa male sia per quello che accade in America e sia perché ora si punta in dito contro gli asiatici per il virus. Come se lo avessero creato loro. Faccio fatica ad aiutare come vorrei ma sono con tutti loro spiritualmente. Non capisco perché un essere umano debba creare dolore ad un altro, non capisco cosa c’è alla base».

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