L’impatto del nuovo DPCM sulla Moda e Milano

di Alice Marchese
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Grido dall’allarme lanciato da FederModa Milano in vista dell’ulteriore preannunciato lockdown dal DPCM: il settore moda, importante pilastro dell’economia milanese e lombarda, è in grave crisi. 12 mila negozi in Lombardia hanno subito un drastico calo delle vendite di oltre il 50%, causato soprattutto dall’assenza dei turisti e dall’elevato utilizzo dello smartworking; in questo periodo hanno solo contratto debiti.

Per Renato Borghi: “Siamo fantasmi. Sono sotto gli occhi di tutti i gravi danni subiti dai negozi di moda che vivono di collezioni stagionali, ordinate anche otto mesi prima dell’arrivo dei prodotti in store e che hanno investito centinaia di migliaia di euro in merce che, a questo punto e con ogni probabilità, resterà ferma. E poi troviamo incredibile che ci si sia dimenticati di un settore come il nostro. Chiediamo a gran voce contributi congrui ed anche tempestivi per chi dovrà forzatamente chiudere il punto vendita”.

Si prevede così una perdita complessiva di oltre 3,7 miliardi di euro di consumi nel solo dettaglio moda milanese a fine anno, con la chiusura definitiva di 350-400 punti vendita su oltre 2.500 nel capoluogo e conseguente importante ricaduta sull’occupazione.
“Al primo posto – prosegue Borghi – va messa sempre la salute dei cittadini, dei clienti, degli addetti, degli imprenditori e delle loro famiglie, ma è difficile digerire questi provvedimenti quando abbiamo investito importanti risorse per andare avanti con coraggio, rispettando protocolli e linee guida per la sicurezza e digitalizzando le nostre aziende. Abbiamo puntato sulla multicanalità, promosso nuovi servizi, incrementato sconti ai clienti, riducendo, però, la marginalità e di conseguenza la possibilità di sopravvivenza. Le nostre attività non riescono a stare aperte senza prospettive; vanno aiutate. Servono contributi a fondo perduto, credito d’imposta per gli affitti, condono tombale sui versamenti tributari e contributivi del 2020 e una moratoria per tutto il 2021, detassazione o rottamazione dei magazzini per superare il grande problema delle rimanenze, sospensione dei mutui e dei leasing bancari e prosecuzione della cassa integrazione fino a tutto il 2021”.

“Ebbene – conclude Borghi – se per avere aiuti a fondo perduto è necessario alzare la voce, lo chiediamo a gran voce “SI AIUTINO I NEGOZI DI MODA” e si assumano tutte le responsabilità del caso perché se non ci farà chiudere una norma, lo farà il mercato ormai agonizzante”.

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