Attualità

Sharon Verzeri, Moussa Sangare: “Non so perché l’ho fatto”

Moussa Sangare, l’uomo accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, è stato nuovamente interrogato oggi dal giudice per le indagini preliminari (GIP) di Bergamo, Raffaella Mascarino. Durante l’interrogatorio, Sangare ha confermato le dichiarazioni già rese in precedenza, sostenendo che non vi fosse un movente chiaro per il suo gesto. “Non so perché l’ho fatto,” ha dichiarato l’uomo, aggiungendo che è uscito di casa quella notte con una “sensazione che non so spiegare” che lo ha spinto a voler fare del male. Sangare ha anche rivelato di aver effettuato una sorta di esercitazione nei giorni precedenti, utilizzando una statua.

Riconosciute le aggravanti: premeditazione e futili motivi

La GIP Raffaella Mascarino ha riconosciuto entrambe le aggravanti contestate dal pubblico ministero Emanuele Marchisio a Moussa Sangare, vale a dire la premeditazione e i futili motivi. Queste aggravanti rendono la posizione di Sangare ancora più grave, confermando la tesi dell’accusa secondo cui l’omicidio sarebbe stato pianificato e privo di una motivazione concreta.

Convalidato il fermo: Custodia cautelare in carcere per Moussa Sangare

La giudice Mascarino ha convalidato il fermo per omicidio pluriaggravato di Moussa Sangare, disponendo per il 30enne la custodia cautelare in carcere. Questa decisione è stata presa in linea con la richiesta della procura, che ha sottolineato la gravità dei fatti e la pericolosità sociale dell’indagato. Sangare, che ha confessato l’omicidio di Sharon Verzeni, si trova ora in una cella singola nel carcere di Bergamo.

Le condizioni di Sangare e il comportamento post-omicidio

Secondo quanto riferito dal suo legale, Giacomo Maj, Moussa Sangare è “tuttora frastornato”. Nonostante ciò, nel mese trascorso tra l’omicidio e il fermo, l’uomo non ha mai pensato di tentare la fuga. Sangare ha ammesso di aver nascosto i coltelli, gli abiti e le scarpe nell’Adda nei giorni successivi all’omicidio, probabilmente quando ha realizzato l’entità del suo gesto. L’avvocato Maj ha sottolineato che il suo assistito è stato collaborativo con gli inquirenti, fornendo indicazioni precise sui luoghi dove aveva nascosto gli oggetti.

Moussa e Sharon Verzeni.

Il ritrovamento delle prove grazie alle indicazioni di Sangare

Grazie alle indicazioni fornite da Moussa Sangare, i carabinieri hanno ritrovato, venerdì scorso, un coltello sotterrato sull’argine dell’Adda e un sacchetto buttato nel fiume contenente altre tre lame, scarpe e abiti. Questi ritrovamenti sono stati fondamentali per ricostruire la dinamica dell’omicidio e confermare ulteriormente la responsabilità dell’indagato.

Alla domanda se Sangare abbia chiesto scusa per il suo gesto durante l’interrogatorio, l’avvocato Maj ha risposto che “oggi è stato un ripercorrere quello che è stato quella notte, non era la sede quella di oggi.”

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