Le operazioni di riesumazione del corpo di Liliana Resinovich si sono concluse ieri mattina al cimitero di Sant’Anna di Trieste, segnando un nuovo capitolo nella ricerca di risposte sulla sua scomparsa e morte. La donna, scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata il 5 gennaio 2022 in circostanze tragiche, è al centro di ulteriori indagini che si spera possano fare luce su un caso che tiene ancora in sospeso la comunità e le autorità.
Alle prime ore di ieri, martedì 13 febbraio, una squadra di tecnici in tute bianche ha lavorato intensamente per riportare alla luce il feretro di Resinovich, inserendolo poi in un contenitore di metallo per il trasferimento a Milano, dove saranno effettuati nuovi esami autoptici su disposizione della magistratura.
Sebastiano Visintin, il marito della donna, ha assistito alle operazioni mantenendo la convinzione che la moglie si sia tolta la vita, basandosi su elementi come il telefonino lasciato a casa. “Credo purtroppo nella teoria del suicidio,” ha dichiarato Visintin ai giornalisti presenti, sottolineando la difficoltà di accettare l’assenza di risposte anche a due anni di distanza dalla scomparsa: “Domani (oggi, n.d.r.) sono 26 mesi che Liliana non c’è più e ancora adesso non abbiamo risposte. Mi domando il perché, cos’è successo”.
Al contrario, Claudio Sterpin, amico di Liliana, ha espresso forte dissenso rispetto alla teoria del suicidio, criticando le conclusioni delle indagini fino ad ora condotte. “Non è sicuramente il suicidio che ci hanno voluto propinare,” ha commentato Sterpin, evidenziando la mancanza di risposte concrete e il suo impegno nel cercare la verità. “Non puoi pensare che lei subisca questo, ho lasciato sulla tomba una tabella, che dice più o meno ‘scusa per il vilipendio che ti viene fatto, ma è indispensabile per ricercare la verità’. È quello che tutti noi speriamo”, ha detto.
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