Attualità

Alessia Pifferi in sciopero della fame dopo la condanna all’ergastolo: “Voglio spegnermi come mia figlia”

Alessia Pifferi, la donna condannata all’ergastolo per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana di appena 18 mesi, ha iniziato lo sciopero della fame in carcere a 8 giorni dalla sentenza. La notizia è stata data dalla sua avvocata Alessia Pontenani, la quale ha spiegato che la sua assistita ha preso questa decisione già da ieri. “Sta malissimo, è distrutta, non fa altro che piangere” ha dichiarato il legale, descrivendo lo stato d’animo della donna detenuta nel carcere di San Vittore a Milano. Pifferi era stata condannata il 13 maggio scorso dalla Corte d’Assise di Milano per aver lasciato sola nella loro abitazione in via Parea la piccola Diana per 6 giorni, causandone il decesso per stenti.

La drammatica condizione in carcere

Già subito dopo la lettura della sentenza, che prevede la reclusione a vita, la 38enne aveva confessato al suo avvocato di volersi “spegnere” proprio come la bambina. Una perizia psichiatrica disposta durante il processo aveva però stabilito che la donna era capace di intendere e volere al momento dei fatti, nonostante la difesa abbia sempre sostenuto che soffrisse di deficit cognitivi. “Sta malissimo, è distrutta”, ha ribadito l’avvocato Pontenani, chiarendo che Pifferi ha cominciato a rifiutare il cibo già da lunedì scorso. La donna trascorre le sue giornate piangendo ininterrottamente in cella, secondo quanto riferito dalla legale.

Nessuna chance di recupero?

Alessia Pifferi dovrà restare nel carcere di San Vittore almeno fino al terzo grado di giudizio. I giudici l’hanno infatti ritenuta capace di intendere e volere, facendo così naufragare l’ipotesi di un suo trasferimento presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, nel mantovano. Nella struttura, dotata di un reparto femminile senza sbarre chiamato “Arcobaleno”, si trovano altre donne che hanno ucciso i propri figli e che stanno seguendo un percorso terapeutico. Per Pifferi invece nessuna chance di recupero, almeno per il momento.

Le aggressioni in carcere

Durante l’udienza dello scorso aprile, la 38enne aveva descritto la sua detenzione come “umiliante e delicata”, lamentando di essere sempre rinchiusa in cella senza opportunità di seguire corsi o attività. In quell’occasione aveva anche denunciato di essere stata aggredita più volte dalle altre detenute, tanto da essere messa in isolamento protettivo. “Mi capita di sentire la notte le detenute che urlano dalle finestre ‘Mostro e assassina. Devi morire'” aveva raccontato tra le lacrime. Sarebbero due gli episodi di aggressione registrati nei confronti di Pifferi da parte di altre carcerate, uno a settembre 2022 e l’altro ad aprile 2023. Tuttavia, da quanto si apprende, non ci sarebbero state negli ultimi mesi segnalazioni di nuovi atti di violenza fisica o verbale.

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